
Ormai è un tema condiviso in ogni canale della comunicazione di massa: mantenere i soldi liquidi, su un conto corrente standard, è un errore. Certo, la sicurezza in questo caso è massima ma i costi annuali e l’inflazione erodono silenziosamente la liquidità e ti portano verso una perdita evidente. Questo articolo del Corriere della Sera che ho letto parla chiaro.
Su 100 mila euro di liquidità perdiamo 30 mila in 20 anni. Il motivo è semplice: l’inflazione ha toccato il 4,2% e questo significa che se non investi la liquidità in modo oculato e profittevole non solo perdi buone occasioni di guadagno, ma rischi anche di perdere ciò che hai guadagnato. Non ti accorgi del meccanismo perché il saldo resta uguale.
C’è un bias cognitivo che rafforza tutto questo: l’avversione alla perdita. Piuttosto che correre il rischio (anche minimo) di investire i soldi che hai sul conto corrente, preferisci avere la sicurezza di mantenere la cifra stabile. Il problema è che con gli stessi soldi puoi acquistare meno beni e servizi rispetto al passato. C’è un modo per affrontare questo problema? Un consulente finanziario può aiutarti, in ogni caso l’idea è quella di investire attraverso l’acquisto di prodotti adeguati alle tue esigenze. Vale a dire?
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Conti deposito, strumenti da svincolare
La prima opzione che si può prendere in considerazione: l’uso di strumenti che permettono di ottenere un minimo di interessi mantenendo una liquidità semplice da gestire, senza bloccare il denaro. Soluzioni a basso rischio per la gestione della liquidità di breve periodo o del fondo di emergenza, utili a mitigare l’inflazione senza vincolare il capitale.
Diciamolo subito: non è di sicuro la soluzione più conveniente, gli interessi sono bassi. Infatti, i conti deposito e le soluzioni di liquidità a basso rischio rappresentano il primo livello di protezione per il capitale in eccesso e possono essere utilizzati come fondo di emergenza per avere la liquidità necessaria per affrontare situazioni inaspettate e complesse.
I titoli di Stato prevedono un disinvestimento vincolato alle scadenze: la vendita anticipata è soggetta alle variazioni dei corsi obbligazionari. I conti deposito, invece, offrono una struttura più lineare. Permettono di ottenere un rendimento superiore rispetto alla liquidità libera, mantenendo la facoltà di recedere dal vincolo prima della scadenza naturale.
Titoli di Stato, azioni e obbligazioni
Stiamo presentando qualcosa di diverso rispetto al conto deposito con liquidità immediata interessi minimi: i titoli di Stato – tipo BTP, BOT, Bund – e le obbligazioni societarie sono strumenti a reddito fisso che consentono di pianificare flussi di cassa periodici, le famose cedole che mitigano l’erosione del potere d’acquisto nel corso degli anni.
Infatti, alla scadenza ricevi di nuovo il capitale investito. Obiettivo? Grazie a un rischio molto ridotto, questi strumenti finanziari bilanciano il portafoglio rispetto alle componenti più volatili. Inoltre, se si sceglie una soluzione che versa delle cedole periodiche puoi ottenere un’entrata monetaria costante, utile per pianificare scadenze di spesa o reinvestire.
Il rischio effettivo delle obbligazioni è il default dell’emittente, ed è normale che se acquistiamo delle emissioni statali o di grandi aziende parliamo di eventualità remote (ma chiaramente non del tutto irrealizzabili). In una strategia a lungo termine, la diversificazione del portafoglio deve tener presente anche l’inserimento di una quota di obbligazioni.
Ed è interessante notare l’impegno dello Stato italiano in questo settore: gli ultimi tassi di interesse del BTP Valore (Buoni del Tesoro poliennali, in pratica acquisti titoli di Stato) hanno toccato il 3,75% per il primo e secondo anno, il 4,20% per il terzo e quarto e il 4,75% per il quinto. Senza dimenticare il BTP Valore Insieme che è arrivato a un conveniente 22,70% per l’unica cedola finale come ci ricorda anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Oro e beni rifugio: riserva di valore
In questo equilibrio, nella pianificazione e diversificazione degli investimenti, potrebbe essere interessante valutare anche l’acquisto dei famosi beni rifugio. Il più noto è sicuramente l’oro, da sempre il riferimento per chi vuole mettere i propri soldi al riparo. Da cosa? Semplice, dall’inflazione strutturale, dalla svalutazione monetaria, dalle fasi di instabilità geopolitica o finanziaria. Ricordiamo che i beni rifugio non generano flussi di cassa o dividendi.
Il valore dell’oro deriva dalla limitatezza della risorsa, dai costi di estrazione e dalla percezione nei mercati globali come riserva di valore a lunghissimo termine. Molti considerano ancora la possibilità di investire in veri e propri beni strutturali e fisici, come monete e lingotti, ma questa soluzione richiede investimenti importanti in termini di sicurezza. L’alternativa: oro finanziario ed ETC che replicano l’andamento finanziario del bene rifugio che, secondo molti, è utile inserire sempre anche in percentuali minime:
“L’oro è sempre stato presente nei portafogli dei nostri clienti. In media è inserita una percentuale del 5% ma si può arrivare fino al 7-10 per cento”.
Fondi indicizzati, azioni ed ETF
I mercati azionari possono essere, se gestiti bene, il fulcro della crescita patrimoniale a lungo termine. Ma, bisogna dirlo, hanno una probabilità di rischio e volatilità che esige un’analisi rigorosa. Ecco perché, per la maggior parte dei risparmiatori, è comodo esporsi con l’attività azionaria attraverso strumenti utili per ridurre il rischio di singola emittente. Stiamo parlando dei fondi indicizzati e gli ETF: sono strumenti pensati per trasferire la liquidità verso i mercati finanziari globali, mantenendo il controllo sulla gestione.
Ma di cosa parliamo esattamente? Questi strumenti replicano in modo passivo l’andamento di un indice come l’S&P 500, il Nasdaq 100 o l’MSCI World. Dobbiamo sapere che gli ETF tendono a ridurre al massimo i costi, hanno massima liquidità perché sono quotati direttamente in borsa, acquistabili e venduti durante le ore di contrattazione come se fossero azioni.
Altro aspetto veramente interessante è la varietà.
Infatti, l’acquisto di un ETF consente di avere nel portafoglio quote di centinaia o migliaia di aziende appartenenti a differenti settori geografici e industriali: proprio quello che ci vuole per attivare la famosa diversificazione, vero? In realtà non basta questo, il risultato ideale arriverà se hai un consulente finanziario al tuo fianco che ti segue in ogni passaggio.
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