
Questa è una delle abitudini dei piccoli risparmiatori: mantenere la maggior parte delle proprie possibilità economiche sul conto corrente, in forma liquida. Si accumulano grandi capitali in questo modo e si evita qualsiasi forma di investimento perché si teme ciò che non si conosce. C’è diffidenza nei confronti degli strumenti utili per far fruttare il proprio patrimonio immaginando perdite clamorose che mettono a repentaglio il frutto di una vita di lavoro e sacrifici. In tutto questo, però, si ignora il rischio della liquidità ferma. Non è una condizione pellegrina, anzi.
Sono tanti i comuni cittadini che continuano ad accumulare ricchezza su conto corrente pensando di fare una cosa buona per sé e per la propria famiglia, in modo da poter avere un gruzzoletto utile in casi di emergenza o per fare il grande passo: andare in pensione in anticipo, cambiare lavoro, comprare casa. Nel frattempo, c’è un nemico invisibile che erode il tuo patrimonio, si chiama inflazione. Cerchiamo di capire qualcosa in più rispetto al rischio che comporta la liquidità ferma. Con le occasioni perse e i costi da sostenere per lasciare i soldi fermi in banca.
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Quali sono le abitudini dei risparmiatori italiani?
Come anticipato, agli italiani piace mantenere i soldi sul conto corrente. Secondo i dati della Banca d’Italia (rilevazioni 2026 elaborate da Adusbef), le famiglie italiane mantengono su conti correnti oltre 1.160 miliardi di euro. Una cifra che aumenta se si considerano depositi vincolati, libretti e altre forme di liquidità totale. Questo significa che la ricchezza finanziaria delle famiglie resta parcheggiata in strumenti liquidi non remunerati o a rendimento quasi nullo. Questo avviene anche se non c’è alcun bisogno di questa disponibilità di denaro al momento. Le regioni dove si risparmia di più?
La Lombardia è al primo posto per valore complessivo dei depositi, con quasi 239 miliardi di euro, pari a circa un quinto del totale nazionale. Al secondo posto c’è il Lazio, con circa 122 miliardi, seguito dal Veneto, con 105 miliardi.
Bisogna anche ricordare un altro punto: la gestione del conto corrente base, quello dove accumuli lo stipendio e i risparmi, non è gratis. Anzi, in dieci anni il costo medio di gestione di un conto corrente bancario è passato da 82,2 a 101,1 euro all’anno. Lo sottolinea anche questo articolo de Il Corriere della Sera che parla di un incremento di 18,9 euro, pari al 23%, nell’arco di dieci anni. Molto dipende anche dal tipo di CC che si utilizza, infatti un conto corrente online è molto più economico. Resta sempre vero, però, che il vero nemico della tua ricchezza è la staticità.
Perché abbiamo paura di muovere i soldi?
Lasciare il denaro liquido sul conto corrente non è una buona idea. Certo, è al sicuro. Ma mentre tu accumuli c’è una mano invisibile che toglie: è l’inflazione. Certo, anche i costi del conto corrente incidono ma tutto questo non conta agli occhi del risparmiatore perché ci sono alcuni bias cognitivi che impediscono di osservare la realtà in modo oggettivo.
In primo luogo abbiamo il Bias di Omissione: tendiamo a considerare meno pericolosa la non azione rispetto a un comportamento attivo. Se non mi muovo non faccio danni, questa è la sintesi. Nella mente del risparmiatore scatta questo ragionamento: “investo e perdo il 5%? È colpa mia perché ho preso una decisione sbagliata. Lascio i soldi fermi e l’inflazione mi mangia il 5% del potere d’acquisto? Non è colpa mia, è il costo della vita”. A questa condizione si aggiunge il Bias dell’avversione alla perdita, molto famoso anche tra gli esperti di persuasive copywriting.
In pratica, le persone sono più spaventate dal perdere 1.000 euro che affascinate dal guadagnare lo stesso importo. Il dolore psicologico, nel primo caso, è circa due volte più intenso della gioia di avere un risultato positivo. Questo significa che le persone danno un valore intrinseco e soggettivo, non scientifico, ai guadagni e alle perdite ma non alla ricchezza.
Aggiungiamo anche un contesto geopolitico e sociale di continua incertezza, che ci bombarda di notizie allertanti su ogni fronte: siamo sempre sull’orlo di una guerra, di una bolla economica, di una crisi di governo. Per questo, si innesca un istinto di sopravvivenza che ancora si nasconde tra le maglie del nostro cervello che attiva una voce: non ti muovere, resta immobile. Non investire.
Il rischio principale: l’inflazione che avanza
Mentre la paura di perdere i tuoi risparmi blocca i soldi sul conto corrente, l’inflazione erode il tuo patrimonio mentre tu continui a fare di tutto per accumulare risparmi. Da un lato entrano, dall’altro escono. La volatilità dei mercati è il nemico visibile, quello che spaventa e fa rumore sui giornali bloccando la tua iniziativa. L’inflazione è il vero problema perché non fa oscillare il saldo del conto corrente ma opera senza sosta mentre fai altro. Il rischio della liquidità ferma è che la perdita non è una semplice ipotesi ma una certezza matematica.
Se lasci 10.000 euro sul conto corrente, tra cinque o dieci anni leggerai ancora la stessa somma nell’estratto conto. Nulla è cambiato, ma se nel frattempo l’inflazione si attesta anche solo su un modesto 2% annuo, quei 10.000 euro non avranno più lo stesso valore. E non riuscirai più ad acquistare lo stesso quantitativo di beni e servizi. È come se un prelievo automatico invisibile sottraesse ogni anno una percentuale della tua capacità di spesa: il saldo numerico rimane intatto, creando un’illusione di sicurezza, mentre il valore reale del patrimonio si riduce.
Ora, in Italia ad oggi siamo al +3,3% di inflazione annua e quei 10.000 euro nell’arco di 5 anni – ipotizzando che il tasso di inflazione rimanga invariato – perdono il 14,98% della loro capacità di spesa. Il valore nominale resta invariato a 10.000 euro sull’estratto conto. Ma il potere d’acquisto reale si riduce a 8.502 euro dato che l’inflazione erode il potere d’acquisto rimasto dall’anno precedente. Ecco perché chi ha una buona base di finanza continua a ripetere che il conto corrente deve essere solo uno strumento per far passare i soldi, non per mantenerli.
Come proteggere il proprio capitale?
Con un buon piano di investimenti, con un portfolio di attività diversificate e ponderate per le proprie necessità. Esistono soluzioni dedicate anche a chi non ha l’animo avventuriero che pretende la cedola trimestrale per vivere di rendita e raggiungere la libertà finanziaria. Si può investire in azioni, obbligazioni, materie prime e mercato immobiliare.
I più attenti guardano con interesse anche le valute digitali, come i Bitcoin, ma per gestire un piano di investimenti equilibrato, allineato alle tue esigenze e capace di dosare al meglio propensione al rischio e al risparmio c’è un’unica soluzione. Vale a dire, contattare un consulente finanziario che ti aiuti a tutelare il tuo capitale e metterlo al riparo dai rischi della liquidità.
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