
Diversificare gli investimenti è la base di partenza per avere dei buoni risultati e per far fruttare i propri risparmi in sicurezza. Spesso si individuano degli obiettivi per i propri capitali come può essere, ad esempio, evitare che l’inflazione erodi il proprio denaro risparmiato o anche avere una piccola rendita extra. Tutto questo è possibile solo se si procede evitando rischi inutili. Beninteso: ogni tipo di investimento ha sempre una quota minima di rischio, anche remoto, come il fallimento della banca o addirittura dello Stato che ha emesso i titoli.
Però noi dobbiamo evitare quello che è l’errore che moltiplica la possibilità di ritrovarsi con dei valori negativi. Perché se una soluzione scelta, un tipo di investimento, va male e ha puntato tutto in quella direzione è normale esporsi a rischi inutili. Diversificare il portafoglio degli investimenti vuol dire, in sintesi, proteggere il capitale e migliorare il rendimento. Meglio diversificare e spalmare il capitale su più titoli e asset in modo da evitare il rischio di concentrare tutto su un unico strumento. Ma come si attiva tutto ciò?
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Diversificare vuol dire cancellare i rischi?
Dobbiamo indicare un punto essenziale per evitare fraintendimenti: diversificare il portafoglio non vuol dire, automaticamente, eliminare definitivamente il rischio. Non è così perché nel mondo della finanza il concetto di rischio è collegato al rendimento: se vuoi ottenere un rendimento maggiore, c’è un’incognita da accettare e anche lo strumento più semplice e meno redditizio ha comunque un pericolo remoto che può mettere a repentaglio il capitale.
D’altro canto, non esiste una soluzione sicura al 100% neanche se i soldi li tieni a casa: oltre a farli erodere lentamente dall’inflazione, li esponi comunque al rischio fisico di questo deposito. Paradossalmente, se hai messo i soldi nel materasso c’è sempre l’ipotesi remota che prenda fuoco la casa con il letto, il materasso e le banconote. Quindi, pensiamo alla diversificazione non come un modo per eliminare definitivamente il rischio ma per gestirlo e ridurlo al massimo, ottenendo il miglior risultato possibile in termini di rendimento.
Cosa significa diversificare l’investimento?
In finanza, la diversificazione vuol dire evitare di investire tutto il capitale su un unico strumento finanziario ma scegliere soluzioni differenti in modo da equilibrare rendimenti e incognite del mercato. Il concetto base è che gli investimenti si muovono in modi differenti: ci sono degli asset che evolvono continuamente e si muovono in base alle condizioni geopolitiche, alla situazione economica generale, del singolo paese o dell’azienda specifica. A volte ci sono periodi in cui alcuni asset performano bene e altri no, poi la situazione può cambiare: come spesso viene ricordato, l’economia non è una scienza esatta.
Il metodo è quello che caratterizza anche la chimica e la fisica, con modelli matematici e analisi statistiche, ma l’oggetto di studio non è statico: è dinamico. Il comportamento delle persone e le decisioni in contesti di risorse limitate non danno mai risultati uguali nel tempo. Gli esseri umani non reagiscono sempre in modo perfettamente prevedibile o razionale e questo rende difficile poter anticipare gli investimenti redditizi e sicuri. Non a caso esiste il reato di Insider Trading per chi utilizza informazioni riservate, ottenute grazie alla propria posizione professionale o a contatti diretti, per acquistare o vendere titoli come azioni e obbligazioni, ottenendo un vantaggio economico a scapito degli altri investitori.
Perché dobbiamo diversificare il portafoglio?
Iniziamo dalla base: diversificare il portafoglio vuol dire, in primo luogo, ridurre il rischio. Un investimento concentrato solo su un titolo, un asset, uno strumento finanziario – magari con un rischio medio/alto – è un vero e proprio azzardo. Perché se va bene hai un margine utile ma se va male, ma veramente male, hai perso tutto. Il rischio di mercato è sistemico, si collega a eventi che colpiscono l’intero complesso economico globale attraverso eventi non facili da gestire come tassi d’interesse, inflazione, crisi geopolitiche.
Il rischio specifico, invece, non funziona come il precedente perché riguarda la singola azienda o il settore che attraversa un momento difficile: la diversificazione degli investimenti può ridurre sensibilmente questa incognita. Esempio concreto: se hai azioni di 200 aziende diverse e una fallisce, la perdita incide solo per lo 0,5% sul totale del patrimonio. Il principio è chiaro: individuare la singola azienda, il settore o la nazione che dominerà i mercati negli anni che arriveranno è difficile. Diversificando su scala globale – variando paesi, strumenti, asset, settori magari con ETF che replicano indici di mercato ampi – non hai bisogno di tentare la sorte ma partecipi alla crescita economica ovunque si trovi.
Come diversificare un portafoglio in modo efficace
Tutto quello che abbiamo scritto finora è pura teoria. Nella pratica, il lavoro di diversificazione è veramente delicato e da affidare a un consulente finanziario che sia in grado di equilibrare le necessità dell’investitore e una conoscenza approfondita sia degli strumenti – azioni, obbligazioni, ETF, fondi, materie prime, beni rifugio – sia dei livelli di diversificazione. Che sostanzialmente possono essere divisi in quattro punti essenziali:
- Asset class: macro-categorie di strumenti finanziari come azioni e obbligazioni.
- Geografia: differenziare gli investimenti in aree diverse (paesi sviluppati ed emergenti).
- Settori: difensivi con domanda costante e ciclici che beneficiano delle fasi di espansione.
- Tempo: intervalli regolari o acquisti/vendite in base al momento specifico e ideale.
In sintesi: non basta comprare titoli o asset diversi per avere la situazione sotto controllo. Potrebbe essere importante distribuire il capitale tra strumenti con caratteristiche di rischio e rendimento differenti, legati a paesi e settori diversi in modo da aumentare e diminuire sia il rischio sia il rendimento. I consulenti permettono di mettere in pratica il processo di diversificazione attraverso le azioni delle aziende e le obbligazioni con i relativi titoli di Stato e corporate.
Poi ci sono i beni fisici come oro, petrolio o prodotti agricoli che danno protezione dall’inflazione e decelerazione dai mercati tradizionali; si aggiungono un minimo di liquidità e conti deposito per coprire esigenze immediate e cogliere opportunità di mercato. Alla base ci sono sempre le tue esigenze, le tue necessità.
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