tan e taeg cosa misurano davvero
Aggiornato il: 31/05/2026Pubblicato in: AZIONI, EURO, IMMOBILIARE, MERCATO MONETARIO, SENZA CATEGORIA

Chi sottoscrive un mutuo o un prestito si imbatte subito in due acronimi decisivi: TAN e TAEG. Comprenderli non è un esercizio accademico, ma un passaggio concreto per valutare il costo del credito, confrontare le offerte e prevenire spese inattese. I due indicatori rispondono a domande diverse: quanto costa il denaro preso in prestito e quanto costa, davvero, l’intera operazione di finanziamento.

Che cosa indicano TAN e TAEG

TAN è il tasso annuo nominale applicato al capitale preso a prestito: misura il “prezzo del denaro” senza considerare oneri accessori. TAEG – in Italia anche ISC, Indicatore Sintetico di Costo, soprattutto nei mutui – esprime il costo totale del credito su base annua, includendo interessi e spese obbligatorie collegate. Per chi acquista casa o ricorre al credito al consumo, il TAEG è la bussola per comparare proposte tra intermediari diversi su basi omogenee.

TAN: il prezzo del denaro al netto dei costi

Il TAN può essere fisso o variabile. Nel primo caso resta uguale per tutta la durata; nel secondo segue un indice di riferimento di mercato (per esempio Euribor per i prestiti a tasso variabile o IRS per i mutui a tasso fisso) più uno spread definito dal contratto. Il TAN determina la quota interessi delle rate, ma non riflette spese di istruttoria, perizia, incasso rata o eventuali commissioni: per questo, da solo, non basta a misurare quanto si pagherà in totale.

TAEG/ISC: il costo complessivo del finanziamento

Il TAEG rappresenta il costo annuo effettivo globale, cioè l’insieme di interessi e oneri connessi e obbligatori per ottenere il credito. La metodologia è armonizzata a livello europeo per consentire confronti trasparenti tra offerte. Secondo le guide della Banca d’Italia e la normativa UE, nel TAEG rientrano in genere:

  • spese di istruttoria e apertura pratica
  • costi di perizia e valutazione del bene (per i mutui)
  • spese periodiche di incasso rata o gestione
  • onorari del notaio se imposti dall’intermediario e quantificabili
  • premi di polizze assicurative se obbligatorie per ottenere il finanziamento e stipulate tramite l’intermediario
  • altri oneri connessi e non evitabili, se conosciuti al momento della proposta

Le imposte e tasse possono essere incluse quando sono note e inevitabili per il cliente. Polizze facoltative, spese opzionali o costi non dipendenti dal finanziatore non entrano nel TAEG. La Banca d’Italia, nelle proprie Guide pratiche, chiarisce che l’indicatore ha finalità di confronto ed è parte della documentazione precontrattuale standardizzata.

Perché contano nella scelta di mutui e prestiti

La trasparenza è un obbligo regolamentare, prima ancora che una buona pratica. La Direttiva 2008/48/CE sul credito ai consumatori e la Direttiva 2014/17/UE sui contratti di credito immobiliare – recepite nell’ordinamento italiano – impongono che le offerte indichino in modo chiaro sia TAN sia TAEG. Il Provvedimento della Banca d’Italia in materia di trasparenza (29 luglio 2009 e successive modifiche) disciplina contenuti e modalità di comunicazione, mentre l’IVASS vigila sulle polizze abbinate al credito quando rilevanti.

Dove si trovano i dati in preventivi e contratti

Per il credito al consumo le informazioni precontrattuali sono fornite nel modulo europeo standardizzato IEBCC/SECCI, dove sono riportati TAN, TAEG, esempi rappresentativi e condizioni. Per i mutui immobiliari il prospetto PIES – Prospetto Informativo Europeo Standardizzato – espone tasso, durata, TAEG/ISC, spese e scenari. La pubblicità deve mostrare il TAEG quando menziona numeri sul costo del finanziamento, così da evitare messaggi che enfatizzano il TAN ma tacciono sulle spese accessorie.

Esempio numerico: come cambia il costo reale

Si consideri un prestito personale da 10.000 euro, durata 60 mesi, TAN 6%. La sola rata calcolata sul TAN è di circa 193 euro al mese. Se il contratto prevede 100 euro di spese di istruttoria e 2 euro di spese di incasso per ciascuna rata, il costo complessivo sale rispetto al solo interesse nominale. In uno scenario del genere, il TAEG può attestarsi intorno al 7-7,5%, riflettendo l’effetto delle spese ricorrenti e iniziali sulla vita del prestito. L’esempio è indicativo e dimostra perché, a parità di TAN, due offerte possano avere TAEG differenti e, quindi, costi finali diversi.

Errori comuni e buone pratiche

Alcune accortezze aiutano a valutare correttamente un’offerta:

  • Non fermarsi al TAN: il TAEG è l’unico indicatore sintetico comparabile tra offerte diverse.
  • Osservare la durata: una rata bassa su tempi lunghi può aumentare il costo totale pur con TAN simile.
  • Verificare costi condizionati: commissioni di estinzione anticipata, incasso rata o gestione possono incidere.
  • Polizze abbinate: se obbligatorie e stipulate tramite l’intermediario, i premi devono essere considerati nel TAEG; se facoltative, valutarne l’utilità e l’impatto sul bilancio familiare.
  • Confrontare esempi rappresentativi: usare i moduli SECCI o PIES per verificare scenari e ipotesi sottostanti.
  • Controllare la variabilità del tasso: per tassi indicizzati, capire a quale parametro si aggancia il finanziamento e con quale frequenza può variare.

Cosa tenere a mente prima di firmare

TAN e TAEG misurano due dimensioni diverse dello stesso fenomeno: il primo fotografa il tasso puro, il secondo il costo complessivo del credito. La normativa europea e italiana – Direttiva 2008/48/CE, Direttiva 2014/17/UE, Provvedimenti della Banca d’Italia sulla trasparenza – ha reso il TAEG il cardine della comparabilità tra proposte, mentre le guide dell’Autorità di vigilanza spiegano cosa include e come leggerlo. Un controllo attento della documentazione standardizzata, un confronto basato sul TAEG e la verifica di tutte le spese obbligatorie aiutano famiglie e imprese a scegliere il finanziamento più adatto riducendo il rischio di sorprese. Per chi opera professionalmente nella consulenza, educare i clienti a distinguere tra TAN e TAEG significa rafforzare decisioni consapevoli e sostenibili nel tempo.

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Scritto da: Luca Spinelli

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Fondatore di consulente-finanziario.org, Luca Spinelli è un consulente finanziario indipendente di Milano iscritto all'Albo OCF nonché investitore professionale. Specializzato in consulenza indipendente e gestione di portafoglio, promuove un'educazione finanziaria chiara e trasparente per aiutare le persone a prendere decisioni informate. Nel 2025 ha pubblicato un eBook dedicato alla consulenza finanziaria indipendente (ISBN 9791224027447).
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Renzo Rossi
26/04/2026
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Chiarissime le spiegazioni e le proposte
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Sonia Mattino
05/04/2026
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Grazie per il recap Luca!
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Lara Milani
10/03/2026
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Esperienza impeccabile
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12/02/2026
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Luca è una persona che una competenza in quanto a formazione finanziaria straordinaria e io lo consiglio sicuramente tutti coloro che vorrebbero imparare e qualcosa di più sugli investimenti
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Patric Zanierato
09/01/2026
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Luca è una persona seria, professionale e molto trasparente. È davvero preparato e, se state pensando di investire, è il consulente ideale a cui rivolgervi.
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04/01/2026
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Consulente consigliato. Si vede che ne capisce.
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Antonio Simeone
24/11/2025
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Molto preparato!
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Davide Piccolo
08/09/2025
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