euribor
Aggiornato il: 31/05/2026Pubblicato in: AZIONI, EURO, MERCATO MONETARIO, METALLI PREZIOSI, OBBLIGAZIONI, ORO, SENZA CATEGORIA

Questa sigla ricorre spesso nelle notizie economiche e nei discorsi di chi ha un mutuo a tasso variabile. Si tratta di un indice di interesse interbancario fondamentale per il costo del denaro nell’area euro, che influenza direttamente le rate dei prestiti e molti aspetti dell’economia europea. Capire di cosa si tratta, come viene calcolato e quali effetti ha su mutui, risparmi e finanza Γ¨ importante per comprendere meglio le dinamiche economiche che ci riguardano da vicino.

Cos’Γ¨ l’Euribor

Euribor (Euro Interbank Offered Rate) Γ¨ un tasso di interesse di riferimento calcolato quotidianamente sulle operazioni tra banche europee. In termini semplici, rappresenta il tasso medio al quale un gruppo di banche primarie dell’Eurozona si presta denaro reciprocamente sul mercato interbancario a breve termine e in euro. Viene determinato e pubblicato ogni giorno lavorativo intorno alle ore 11:00 dall’European Money Markets Institute (EMMI), l’organismo che gestisce l’indice.

Non esiste un unico tasso di riferimento: vengono calcolati tassi distinti per le diverse scadenze dei prestiti interbancari. Attualmente le durate rilevate sono 1 settimana, 1 mese, 3 mesi, 6 mesi e 12 mesi. Quando si parla in generale di questo tasso, spesso ci si riferisce al tasso a 3 mesi o al 6 mesi, che sono i parametri piΓΉ utilizzati per mutui e altri finanziamenti.

Come funziona l’Euribor

La determinazione di questo tasso avviene tramite un panel di banche e una formula di calcolo trasparente. Ogni mattina le banche partecipanti al panel comunicano ad EMMI il tasso d’interesse a cui offrirebbero depositi in euro ad altre banche per le diverse scadenze previste. Si tratta di grandi istituti bancari internazionali attivi nell’Eurozona, ritenuti affidabili e rappresentativi del mercato monetario.

Raccolti tutti i dati giornalieri, il metodo di calcolo prevede l’eliminazione delle proposte anomale: vengono esclusi circa il 15% dei tassi piΓΉ alti e il 15% di quelli piΓΉ bassi tra quelli segnalati dalle banche. Sulle quotazioni rimanenti viene poi calcolata la media aritmetica semplice, arrotondata a tre decimali. Il valore risultante Γ¨ il tasso di riferimento di giornata per ciascuna scadenza. Questo processo si ripete ogni giorno di apertura dei mercati e il tasso aggiornato viene reso pubblico verso le ore 11:00 (ora dell’Europa centrale).

Storia dell’Euribor

La sua nascita coincide con l’introduzione dell’euro (4 gennaio 1999) ed Γ¨ andata a sostituire i diversi tassi di mercato monetario utilizzati nei singoli Paesi. In Italia, ad esempio, prima della sua introduzione si usava il Ribor (Roma Interbank Offered Rate) come riferimento per i prestiti tra banche. La creazione di questo indice ha dunque unificato il parametro per il costo del denaro interbancario in euro, riflettendo fin dall’inizio l’evoluzione del nuovo mercato finanziario integrato europeo.

Negli anni 2000 questo tasso ha oscillato in risposta alle condizioni economiche e alle decisioni di politica monetaria. Ha raggiunto livelli elevati in fasi di forte crescita o inflazione: ad esempio, poco prima della crisi finanziaria globale del 2008 il tasso a 3 mesi toccΓ² valori vicini al 5%. Successivamente, con l’esplosione della crisi e gli interventi della BCE per tagliare i tassi e immettere liquiditΓ , questo indice Γ¨ calato bruscamente. Una dinamica simile si Γ¨ ripetuta durante la crisi dei debiti sovrani europei del 2011-2012, seguita da ulteriori ribassi del costo del denaro nell’Eurozona.

A partire dal 2015 si Γ¨ entrati in una fase senza precedenti: questo tasso Γ¨ diventato negativo. Grazie alle politiche monetarie ultra-espansive della BCE (tassi ufficiali azzerati o sotto zero e massicci acquisti di titoli), i tassi interbancari di fatto sono scesi sotto lo zero, garantendo per anni condizioni di finanziamento eccezionalmente favorevoli. I tassi a 3 e 6 mesi hanno registrato valori negativi per un lungo periodo, fino al 2022.

Un capitolo importante della storia di questo indice riguarda la questione della manipolazione dei tassi. All’inizio degli anni 2010 indagini internazionali hanno rivelato che alcuni operatori bancari avevano cercato di influenzare a proprio vantaggio indici come il Libor e l’Euribor, segnalando tassi falsati. Lo scandalo ha portato a multe salatissime per diverse grandi banche europee e ha spinto a rivedere a fondo i meccanismi di governance del benchmark. Dal 2019 il tasso viene calcolato con una metodologia ibrida che privilegia i dati effettivi di mercato (quando disponibili) e riduce al minimo la discrezionalitΓ  delle banche, in conformitΓ  con il Regolamento UE sui benchmark finanziari. Questo ha permesso al benchmark di continuare ad esistere (a differenza del Libor in sterline, sostituito da un nuovo indice) e di mantenere la fiducia degli operatori.

Venendo ai giorni nostri, questo tasso ha vissuto un deciso rialzo tra il 2022 e il 2023. Con l’inflazione tornata su livelli record e la conseguente inversione di rotta della BCE (che ha iniziato ad alzare rapidamente i tassi ufficiali), esso Γ¨ risalito sopra lo zero e ha superato la soglia del 3%. Il tasso a 6 mesi ha rivisto valori che non si registravano da oltre un decennio, causando un immediato aumento dei costi per chi ha finanziamenti a tasso variabile. Solo di recente, verso la fine del 2024, la tendenza si Γ¨ moderata: con l’attenuarsi dell’inflazione e i primi segnali di rallentamento economico, questo tasso di riferimento ha smesso di salire e ha iniziato a stabilizzarsi su livelli piΓΉ contenuti (attorno al 2,3% a inizio 2025). CiΓ² conferma come questo parametro segua da vicino gli sviluppi macroeconomici e le decisioni di politica monetaria nell’Eurozona.

L’impatto su mutui e sull’economia europea

Mutui a tasso variabile: come cambia la rata

Milioni di famiglie in Europa – e in particolare in Italia – hanno acceso mutui ipotecari a tasso variabile indicizzati a tale parametro. In questi contratti, l’interesse applicato al mutuo viene ricalcolato periodicamente in base al valore corrente di tale indice (di solito quello a 3 o 6 mesi) piΓΉ uno spread fisso deciso dalla banca. Di conseguenza, quando questo indice sale, anche la rata del mutuo aumenta; viceversa, un suo calo si traduce in rate piΓΉ leggere. Negli anni recenti di tassi quasi a zero, molti mutuatari hanno beneficiato di pagamenti mensili ai minimi storici. Al contrario, la rapida risalita di questo tasso nel 2022-2023 ha comportato rincari significativi delle rate: un incremento di un punto percentuale puΓ² tradursi in diverse decine di euro in piΓΉ al mese su un mutuo medio di lunga durata. Questo impatto diretto spiega perchΓ© l’andamento dell’indice venga seguito con grande attenzione (e talvolta con preoccupazione) da chi sta rimborsando un prestito a tasso variabile.

Effetti sull’economia europea

La rilevanza di questo tasso va oltre i mutui e investe l’intera economia dell’Eurozona. In quanto indicatore del costo del denaro a breve termine, un costo del denaro elevato rende immediatamente piΓΉ oneroso il credito per imprese e famiglie: finanziarsi diventa piΓΉ costoso, sia per un’azienda che accende un prestito per investire, sia per un consumatore che compra a rate. CiΓ² tende a frenare gli investimenti produttivi e i consumi, esercitando una pressione al ribasso sulla crescita economica. Al contrario, tassi a breve termine bassi (espressione di una politica monetaria accomodante) favoriscono il ricorso ai finanziamenti a buon mercato, stimolando la spesa e gli investimenti e sostenendo quindi l’attivitΓ  economica.

Da un punto di vista piΓΉ finanziario, l’andamento di questo indice puΓ² anche segnalare lo stato di salute del sistema bancario. In periodi di grave crisi finanziaria, si Γ¨ osservato un aumento eccezionale di tale tasso rispetto ai tassi guida della BCE, riflesso della scarsa fiducia delle banche nel prestarsi denaro (come accadde nel 2008 o nel 2011). In condizioni normali, invece, esso tende a rimanere vicino al tasso sui depositi fissato dalla BCE, con differenziali contenuti. Dunque questo parametro incide sia direttamente sui costi finanziari di aziende e cittadini, sia indirettamente attraverso i suoi effetti sulla stabilitΓ  finanziaria, sugli investimenti e sui consumi nell’economia europea.

I soggetti coinvolti nel processo

Questo tasso non viene deciso discrezionalmente da un singolo ente, ma Γ¨ il risultato di un processo regolamentato che coinvolge diversi attori. Il primo soggetto da menzionare Γ¨ EMMI (European Money Markets Institute), l’organismo indipendente con sede a Bruxelles che amministra l’indice. EMMI ha il compito di raccogliere i dati dalle banche ogni giorno, applicare la metodologia di calcolo e diffondere i risultati. Inoltre, stabilisce le regole e il codice di condotta che le banche partecipanti devono seguire, assicurando il rispetto degli standard imposti dalla normativa europea in materia di benchmark finanziari.

Al centro del meccanismo ci sono poi le banche del panel, ovvero gli istituti finanziari che forniscono quotidianamente le quotazioni su cui si basa il calcolo. Attualmente il panel Γ¨ composto da circa 18-20 banche primarie, selezionate in modo da rappresentare adeguatamente il mercato monetario europeo in termini geografici e di importanza sistemica​. Vi fanno parte i principali gruppi bancari dei Paesi dell’Eurozona (inclusi, ad esempio, Intesa Sanpaolo e UniCredit per l’Italia, BNP Paribas in Francia, Deutsche Bank in Germania, Santander in Spagna e cosΓ¬ via) e anche alcune banche internazionali extraeuropee con forte presenza nel mercato europeo. Ciascuna di queste banche contribuisce inviando ogni giorno i tassi a cui praticherebbe prestiti interbancari, diventando cosΓ¬ co-protagonista nella determinazione dell’Euribor.

Un ruolo importante Γ¨ svolto infine dalle autoritΓ  di vigilanza e regolamentazione. Dopo gli episodi di manipolazione del passato, questo tasso Γ¨ oggi uno degli indicatori piΓΉ strettamente sorvegliati da parte degli enti regolatori. La ESMA (AutoritΓ  europea degli strumenti finanziari e dei mercati) e le banche centrali nazionali monitorano che il benchmark sia prodotto in modo corretto e trasparente. EMMI, in qualitΓ  di amministratore, opera sotto autorizzazione e supervisione (nel suo caso da parte dell’autoritΓ  belga FSMA) per garantire la piena conformitΓ  alle normative UE. In pratica, l’integritΓ  di questo meccanismo Γ¨ assicurata dall’interazione tra l’ente gestore (EMMI), le banche che forniscono i dati e i controllori pubblici che vigilano sul processo.

Fattori che ne determinano l’andamento

Questo tasso, essendo di mercato, varia giorno dopo giorno in base a diverse condizioni e aspettative finanziarie. Un primo fattore Γ¨ la politica monetaria della BCE: le decisioni della Banca Centrale Europea sui propri tassi ufficiali influenzano direttamente il livello generale dei tassi interbancari. Se la BCE riduce il tasso di riferimento (ad esempio il tasso sui depositi), tenderΓ  a scendere anche il tasso interbancario; al contrario, in caso di strette monetarie con rialzo dei tassi BCE, questo tasso sale in parallelo, riflettendo il maggior costo del denaro.

Un altro fattore cruciale Γ¨ la liquiditΓ  e la fiducia nel mercato interbancario. In condizioni di mercato stabili, con abbondante liquiditΓ  e banche fiduciose nella soliditΓ  reciproca, esso tende a rimanere vicino ai tassi base fissati dalla BCE. Tuttavia, se emerge tensione nel sistema bancario – ad esempio durante una crisi finanziaria o di fiducia – le banche possono richiedere un premio di rischio piΓΉ alto per prestarsi fondi. In quei frangenti esso puΓ² aumentare indipendentemente dalle mosse ufficiali della BCE, perchΓ© riflette il rischio percepito e la scarsitΓ  di denaro circolante nel circuito interbancario.

Contano poi le aspettative sull’economia e sull’inflazione. Questo tasso, specialmente sulle scadenze piΓΉ lunghe (come 6 o 12 mesi), incorpora giΓ  nelle quotazioni odierne ciΓ² che il mercato si attende per il futuro. Se gli operatori prevedono che l’inflazione aumenterΓ  e che la BCE, di conseguenza, alzerΓ  i tassi nei prossimi mesi, i tassi a piΓΉ mesi inizieranno a salire anticipando quella prospettiva. Viceversa, se si prospetta un periodo di rallentamento economico e di possibili tagli dei tassi, essi scendono anche senza interventi immediati, perchΓ© le banche si aspettano un costo del denaro inferiore nel futuro prossimo. Complessivamente, quindi, questo indicatore si muove in funzione di un mix di fattori: decisioni di politica monetaria, condizioni di liquiditΓ  nel sistema bancario e sentiment degli operatori sulle condizioni economiche a venire.

Implicazioni per risparmiatori e debitori

L’andamento di questo tasso ha ripercussioni concrete sia per chi prende in prestito denaro (debitori) sia per chi investe o risparmia (creditori o risparmiatori).

Per i debitori – ovvero famiglie e imprese che hanno mutui, finanziamenti o linee di credito a tasso variabile – questo indice Γ¨ un parametro chiave. Un suo aumento comporta rate e interessi piΓΉ alti da pagare, mentre un suo ribasso alleggerisce il costo del debito. Oltre ai mutui casa giΓ  citati, si possono considerare le aziende con prestiti bancari indicizzati a tale indice: tassi in salita significano maggiori oneri finanziari per l’impresa, che potrebbe trovarsi costretta a ridurre altre spese o investimenti per far fronte ai nuovi esborsi per interessi. Allo stesso modo, le famiglie con prestiti personali variabili vedono il proprio bilancio sotto pressione in una fase di tassi elevati, mentre periodi di tassi piΓΉ bassi offrono loro un po’ di respiro. In sintesi, i debitori preferiscono ovviamente tassi contenuti, che mantengono gestibili i costi dei loro finanziamenti.

Per i risparmiatori, ovvero coloro che dispongono di liquiditΓ  investita in strumenti finanziari, l’impatto Γ¨ di segno opposto. Un contesto di tassi elevati tende a tradursi – almeno potenzialmente – in rendimenti maggiori sulle forme di impiego del denaro legate ai tassi di interesse. Ad esempio, chi ha depositi vincolati o obbligazioni indicizzate a tale indice vedrΓ  aumentare le cedole o gli interessi accreditati quando sale il tasso di riferimento. Anche i fondi comuni monetari e altri investimenti a tasso variabile beneficiano di tassi a breve piΓΉ elevati, con performance migliori. Tuttavia, Γ¨ bene notare che questo effetto positivo per il risparmiatore medio Γ¨ spesso meno visibile rispetto all’impatto negativo per i debitori. Le banche, infatti, non sempre adeguano verso l’alto i tassi riconosciuti sui depositi con la stessa rapiditΓ  con cui aumentano quelli sui prestiti. Negli anni di tassi sottozero, ad esempio, i risparmiatori hanno ottenuto rendimenti quasi nulli sui depositi bancari, non trovando alternative a basso rischio che offrissero guadagni significativi. Solo con il recente rialzo dei tassi alcune forme di risparmio hanno ricominciato a fornire un interesse tangibile. In definitiva, un contesto di tassi elevati favorisce chi presta denaro (banche o investitori in obbligazioni), mentre tassi bassi hanno avvantaggiato chi ha debiti a scapito dei rentier (i risparmiatori di lungo corso che vivono di rendita).

Le previsioni per il futuro

Molto dipenderΓ  dall’evoluzione dell’economia e dalle mosse della Banca Centrale Europea. Nel 2025 l’attenzione Γ¨ puntata sull’andamento dell’inflazione, che dopo i picchi raggiunti nel biennio precedente sta gradualmente rientrando verso l’obiettivo del 2%. Se questa tendenza continuerΓ  e l’economia europea mostrerΓ  segni di rallentamento, Γ¨ probabile che la BCE prosegua sulla strada dell’allentamento monetario, riducendo ulteriormente i propri tassi di interesse. I mercati finanziari giΓ  scommettono su un lieve calo aggiuntivo di questo parametro: secondo le recenti previsioni degli operatori, il 3 mesi potrebbe avvicinarsi al 2% entro la fine del 2025, scendendo rispetto ai valori attuali di poco superiori al 2,3%.

Nel medio termine, molti analisti prevedono una stabilizzazione dei tassi su livelli moderati. Uno scenario favorevole (inflazione sotto controllo e crescita economica debole ma stabile) potrebbe vedere questo tasso oscillare tra il 2% e il 2,5% per diversi anni, mantenendo il costo del denaro relativamente neutrale. Va ricordato che prima dell’era dei tassi zero un livello intorno al 2% per il tasso interbancario era considerato fisiologico e sostenibile. D’altra parte, non si possono escludere sviluppi diversi: qualora l’inflazione dovesse rialzare la testa o intervenissero nuovi shock (ad esempio tensioni geopolitiche o energetiche), la BCE potrebbe trovarsi costretta a invertire di nuovo la rotta in senso restrittivo. In tal caso questo tasso riprenderebbe a salire, anche se le attuali aspettative di mercato escludono, almeno nel breve periodo, un ritorno ai picchi vicini al 4% visti di recente.

Questo indice resterΓ  sotto i riflettori come termometro della situazione finanziaria. Sia gli addetti ai lavori sia i cittadini comuni con mutui o investimenti legati all’indice seguiranno con attenzione le prossime mosse della BCE e gli indicatori economici, consapevoli dell’impatto significativo che anche una variazione di pochi decimi di punto di questo tasso di riferimento puΓ² avere sui bilanci familiari e aziendali. L’importante Γ¨ rimanere informati sul significato di questo indicatore e sulle sue tendenze, cosΓ¬ da poter prendere decisioni finanziarie consapevoli in un contesto in continua evoluzione.

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Scritto da: Luca Spinelli

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Fondatore di consulente-finanziario.org, Luca Spinelli Γ¨ un consulente finanziario indipendente di Milano iscritto all'Albo OCF nonchΓ© investitore professionale. Specializzato in consulenza indipendente e gestione di portafoglio, promuove un'educazione finanziaria chiara e trasparente per aiutare le persone a prendere decisioni informate. Nel 2025 ha pubblicato un eBook dedicato alla consulenza finanziaria indipendente (ISBN 9791224027447).

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