
Nel nostro appuntamento con i concetti trasmessi durante i corsi Ascofind, spesso ci ritroviamo a riflettere sulla comunicazione dei costi dei fondi comuni di investimento. Come sempre, la centralitΓ deve essere sempre sulla trasparenza per consentire all’utente di avere massimo controllo.
Ogni informazione deve essere gestita in modo da dare al cliente finale tutte le indicazioni necessarie per scegliere in autonomia, senza interferenze. Il documento dell’ESMA – Report on total costs of investing in UCITS and AIFs – offre una valutazione dei costi totali addebitati agli investitori dei fondi di investimento dello Spazio Economico Europeo. Il risultato dell’analisi Γ¨ interessante: i costi di distribuzione pesano in modo determinante sul totale pagato dall’investitore retail.
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Come sono strutturati i costi degli investimenti?
Possiamo iniziare la valutazione da questo snodo evidenziando un punto essenziale: il costo totale dell’investimento in fondi Γ¨ la somma dei valori relativi al prodotto e quelli della distribuzione. Secondo la classificazione tecnica e formale prevista dalla normativa MiFID II, l’architettura dei costi si scompone tra quelli intrinseci dello strumento e quelli tipici del servizio (distribuzione, collocamento, consulenza), evidenziando all’interno di questi ultimi i pagamenti ricevuti da terze parti.
Ricordiamo, per correttezza, quanto ribadito dalla Corte di Giustizia UE. Cosa significa per il cliente finale questa citazione? La giurisprudenza comunitaria sottolinea con forza che l’intermediario deve comunicare i costi in modo formalmente completo e comprensibile nei suoi effetti cumulativi. Il cliente deve capire l’impatto sul rendimento finale. La centralitΓ della trasparenza sui costi Γ¨ un auspicio dell’ESMA, ma anche un preciso obbligo sanzionato dalla giurisprudenza.
La Corte di Cassazione ha ricordato che l’intermediario finanziario viola i propri doveri di diligenza se non rende palese e comprensibile l’impatto dei costi di distribuzione sul rendimento finale del cliente.Β Non basta far firmare fogli informativi: l’investitore deve essere messo in condizione di percepire quanto la spesa incida sulla performance, un principio che l’Arbitro per le Controversie Finanziarie della Consob applica con decisione per tutelare i risparmiatori.
Quanto incidono questi costi sul cliente?
Il punto che il report ci propone: “Distribution represents 48% of UCITS total costs and 27% of AIFsβ; distribution costs differ by provider, distributor, asset and fund type”. Viene rilevato che gli accordi di incentivo tra il produttore del fondo e il distributore ammontano, in media, al 45% dei costi correnti per i fondi UCITS.
Proviamo a portare queste percentuali indicate nel documento in numeri assoluti: per ogni 100 Euro di costi che paghi in un comune fondo d’investimento, quasi 50 euro servono a remunerare chi te lo ha venduto. E non chi lo gestisce. Quindi, a causa del meccanismo che non sempre Γ¨ chiaro al risparmiatore/investitore, quasi la metΓ del denaro che l’investitore sborsa convinto di remunerare il talento del gestore serve in realtΓ a mantenere in vita la rete di vendita della banca.
Cosa significa in termini operativi?
Traduciamo questi elementi per chi non conosce bene la materia: il fatto che le percentuali elencate siano così alte significa che quasi la metà di ciò che paghi annualmente come gestione non resta alla società che gestisce il denaro. Ma torna indietro alla banca o alla rete che ti ha venduto il prodotto.
L’impatto di questa architettura commissionale sul patrimonio del cliente Γ¨ devastante, soprattutto nel lungo periodo. All’atto pratico, questo meccanismo stravolge il modo in cui dovresti pianificare i tuoi investimenti. Ad esempio, si puΓ² decidere di utilizzare come riferimento finanziario un consulente indipendente.
Il consulente indipendente puΓ² essere la soluzione
Sulla base di queste commissioni, la scelta di farsi assistere da un consulente finanziario indipendente potrebbe essere piΓΉ interessante. Almeno rispetto all’opzione di affidarsi allo sportello bancario. Questa scelta ti permette di accedere a un importante e documentato abbattimento dei costi sulle operazioni.
Il motivo Γ¨ normativo e operativo: il consulente che opera con una struttura indipendente viene remunerato solo dal cliente tramite una parcella esplicita, concordata prima di iniziare il lavoro. Quindi, non percepisce alcuna forma di interesse, affiliazione o pagamento a terze parti dalle societΓ di gestione.
Questo dettaglio, apparentemente tecnico a chi non Γ¨ un professionista degli investimenti, elimina in modo chiaro e sistematico il conflitto di interessi. Come avviene? Semplice, la scelta di procedere con il consulente cancella quel 48% di extra legato alla macchina della distribuzione che trovi anche nel report ESMA. Il beneficio non Γ¨ automatico per il solo fatto di cambiare professionista, ma deriva dal radicale cambio di strumenti che l’indipendente puΓ² e deve implementare.
C’Γ¨ anche un altro beneficio: l’indipendenza
Il consulente indipendente, in quanto tale, non ha interesse a proporre determinati prodotti. Non dovendo dividere i guadagni con altre entitΓ , il professionista autonomo ha la libertΓ di selezionare sul mercato gli strumenti finanziari piΓΉ efficienti in assoluto, almeno per le esigenze e le possibilitΓ del cliente.
Scegliere questa strada significa rivedere la logica con cui si paga il servizio di consulenza. In banca il costo non è sempre così chiaro, alcuni elementi sono incorporati nel costo totale del prodotto finanziario, e incidono sul capitale ogni anno. Ciò avviene anche quando i mercati crollano e il portafoglio perde valore.
Con il consulente indipendente la spesa diventa trasparente, quantificabile e finalizzata unicamente alla pianificazione strategica. Che segue la logica della massima convenienza per il cliente per lasciare a chi investe la possibilitΓ di gestire il portafoglio nel modo piΓΉ conveniente per sΓ©. Non appoggiarsi alla rete di vendita della banca puΓ² essere il modo giusto per iniziare a investire in una consulenza conveniente per chi investe e priva di intermediari.
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