Materie prime critiche: al via il Fondo Nazionale del Made in Italy da 900 milioni
Aggiornato il: 06/08/2026Pubblicato in: MATERIE PRIME

Il Fondo Nazionale del Made in Italy – noto con l’acronimo FNMI, nato grazie alla legge sul Made in Italy n. 206 del 27 dicembre 2023 promossa dal Mimit, attuato di concerto con il MEF – è arrivato al punto in cui può essere considerato una realtà. L’annuncio ufficiale arriva sul sito ufficiale del Ministero delle Imprese e proprio grazie a questo documento possiamo avere un quadro chiaro rispetto a questa misura necessaria per supportare la crescita industriale e la sovranità economica del Paese. Vale a dire dell’Italia.

Tutto questo attira la nostra attenzione perché viviamo in un contesto geopolitico segnato da crescenti tensioni che alterano i mercati, ma anche il valore delle materie prime critiche. Inoltre, seguiamo una corsa continua verso le tecnologie pulite e digitali. Ecco perché la sicurezza degli approvvigionamenti industriali è considerata una priorità strategica delle economie avanzate. Conoscere i dettagli di questo Fondo Nazionale del Made in Italy può essere d’aiuto anche all’investitore che vuole conoscere il mondo in cui si muove.

Cosa sono le materie prime critiche?

Prima di approfondire il Fondo Nazionale del Made in Italy è giusto dare dei riferimenti essenziali rispetto al suo perimetro. Che è composto dalle materie prime critiche, ovvero? Per una definizione prendiamo come riferimento un sito web istituzionale, quello del Ministero dell’Ambiente:

“Le materie prime critiche sono quelle materie prime di importanza economica caratterizzate da alto rischio di fornitura”.

Nello specifico, le critical raw materials – note come CRM – sono minerali o vegetali che soddisfano due parametri: alto rischio di fornitura ed elevata importanza economica. Quindi, sono materie prime indispensabili per il funzionamento di settori industriali chiave (tecnologia, difesa, automotive, aerospaziale, energia pulita) ma hanno un problema da risolvere: la produzione e raffinazione sono concentrate in pochissimi Paesi (spesso extra-UE), o presentano instabilità geopolitica, vincoli ambientali e assenza di validi sostituti.

Perché sentiamo l’esigenza di un fondo nazionale?

Siamo di fronte a una questione strategica. Per molti di questi elementi, alcuni paesi detengono quasi un monopolio sulla raffinazione, anche quando l’estrazione avviene altrove. L’Europa importa una gran percentuale delle materie prime critiche necessarie alle sue industrie.

L’UE e i singoli Paesi puntano su riapertura delle miniere strategiche, progetti di riciclo/economia circolare e diversificazione delle forniture. Ecco perché l’Italia sta muovendo un passo decisivo con l’attivazione operativa del Fondo Nazionale del Made in Italy: bisogna rispondere a questa sfida in modo chiaro e ridurre la dipendenza dai mercati esteri, soprattutto per quanto concerne le materie prime critiche e strategiche. A tal proposito, è utile leggere le dichiarazioni del senatore Adolfo Urso rispetto alla centralità di questo fondo:

“Dotiamo il Paese di uno strumento stabile di politica industriale, capace di sostenere la crescita delle imprese e rafforzare le filiere strategiche, a partire da quella delle materie prime critiche, decisive per la transizione energetica e digitale”.

L’obiettivo: ridurre la dipendenza dall’estero per fornire materie prime critiche alle aziende che hanno bisogno di magnesio, litio e cobalto da utilizzare per le batterie dei veicoli elettrici e gli smartphone, gallio per semiconduttori e pannelli fotovoltaici, fosforo, terre rare pesanti. Nello specifico, puoi scoprire quali sono questi elementi leggendo la lista ufficiale che trovi in questa pagina e attualmente contiamo 34 voci. Così è possibile rafforzare le catene di fornitura locali, sostenere la transizione digitale e attrarre ulteriori capitali.

Come è composto il fondo per le materie prime?

La dotazione è di 900 milioni di euro suddivisi tra il potenziamento patrimoniale e la valorizzazione degli asset imprescindibili della filiera. Vogliamo essere più precisi? Sempre il documento ufficiale del ministero ci ricorda che il Fondo Real Asset (300 milioni di euro gestiti da Invimit SGR) riguarda la componente immobiliare e logistica delle aziende con l’obiettivo di finanziare la realizzazione o l’ammodernamento di centri di stoccaggio per materie prime critiche, impianti di lavorazione o dedicati al riciclo e alla metallurgia.

Nel Fondo Imprese (600 milioni di euro gestiti dal Fondo Italiano d’Investimento) lo Stato interviene nel capitale delle società tramite partecipazioni azionarie e obbligazioni convertibili, solo per fare qualche esempio. In modo da aumentare la massa critica delle PMI e delle grandi imprese.

Cosa significa tutto questo per le aziende?

Il Fondo Real Asset ha come obiettivo lo sviluppo di infrastrutture industriali senza appesantire il proprio bilancio societario, mentre il Fondo Imprese fornisce liquidità a lungo termine per progetti ad alto rischio d’investimento. Come, ad esempio, la ricerca di nuovi processi estrattivi.

In termini assoluti, il tutto si riduce a rendere le aziende italiane competitive sul mercato globale. Limitando la dipendenza da altre realtà. Ma ci sono dei requisiti specifici per accedere a questo fondo: la strada utile per accedere agli interventi esige il rispetto dei criteri di ammissibilità.

  • Forma giuridica: servono società di capitali, anche quotate.
  • Sede dell’azienda: c’è bisogno della sede legale o operativa in Italia.
  • Esclusione: non operare nel settore bancario, finanziario o assicurativo.

Inoltre, è indispensabile dimostrare una valida maturità aziendale. Ciò significa avere un modello di business sostenibile a condizioni di mercato. Ricordando che il fondo investe per generare un ritorno, non per sostenere aziende che hanno bisogno di aiuto per superare una crisi.

Ricordiamo, però, che questo processo avvantaggia anche le PMI che non ricevono direttamente l’investimento in capitale. Questo perché si posizionano come fornitori di tecnologia, servizi o lavorazioni intermedie per i player che hanno accesso a un fondo che fa da volano economico.

Quindi, conviene investire nelle materie prime?

Dipende, l’importante è farlo con una guida. Queste notizie sono utili per farci comprendere un punto: le materie prime rappresentano un asset fondamentale per i nuovi scenari economici. Avere un buon piano di investimento in grado di seguire questa tendenza può essere una buona soluzione per diversificare il portafoglio. E andare oltre il classico investimento in oro, sempre utile e solido nei periodi di incertezza geopolitica. Ma non ideale per completare un percorso adatto a qualsiasi situazione ed esigenza.

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Scritto da: Riccardo Esposito

Riccardo Esposito
Riccardo applica la sua solida esperienza editoriale al settore dell'informazione finanziaria. Lavorando in sinergia con Luca Spinelli, cura la divulgazione dei temi legati agli investimenti, con l'obiettivo di rendere accessibili anche i concetti più complessi. Il suo contributo garantisce rigore e chiarezza ai contenuti di consulente-finanziario.org, offrendo ai lettori strumenti di approfondimento fondamentali per accrescere la propria cultura finanziaria.

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