
La tendenza degli ultimi periodi, rispetto al tema degli investimenti e della gestione del patrimonio, è quella di commentare l’evoluzione positiva di due grandi asset finanziari: Bitcoin e oro. Secondo il resoconto mensile de Il Sole 24 Ore, infatti, con il +11,9%, il biondo metallo ha toccato i massimi da oltre tre mesi. Ciò significa ottenere 4.600 dollari l’oncia in scia al rally dei Treasury.
E per i Bitcon? Cosa succede alla moneta digitale più nota? Registriamo un salto del 24,3% che supera ancora una volta quota 80.000 dollari. Sembra una situazione interessante per chi vuole investire in risorse che possono aiutare a diversificare il portafoglio. Ma cosa dobbiamo sapere in più rispetto a questa situazione prima di muovere i passi verso acquisti e investimenti?
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Un passo indietro: cos’è il debasement trade?
Non possiamo comprendere il balzo in avanti di oro e Bitcon in questo periodo se prima non definiamo con attenzione il concetto di debasement trade. Che si intercetta puntualmente quando si affrontano temi come la protezione del patrimonio dalle politiche monetarie, dall’inflazione e dalle incertezze del mondo economico e geopolitico. Ma, in sintesi, cos’è il debasement trade?
Con questo termine intendiamo una strategia d’investimento in grado di tutelare il capitale dalla perdita di potere d’acquisto della moneta determinata da politiche fiscali, accumulo di debito pubblico e svalutazione monetaria. Ti stai chiedendo da dove derivi il termine, giusto? Te lo spiego subito: riguarda l’antica tendenza dei governi di inserire meno metallo prezioso nelle monete.
Obiettivo? Produrne di più, diminuendone però il valore intrinseco (coin debasement). Da Nerone in poi, anche i romani hanno seguito questa tecnica. Il meccanismo è noto: il debito pubblico cresce più del PIL e aumenta il rischio della sua svalutazione in termini reali attraverso l’inflazione. Successiva evoluzione: la liquidità porta a un erodimento del potere d’acquisto.
Una tendenza che ben conosciamo dato che oggi, come suggerisce Findomestic, lo scarto fra l’aumento dei salari e l’inflazione sfiora i dieci punti percentuali. Spingendo, così, i capitali verso beni che non possono essere emessi illimitatamente dalle banche centrali. Il gioco di prestigio del debasement trade, e la sua evoluzione odierna, lo puoi fare solo con le monete…
Gli asset coinvolti in questa dinamica
Oro e Bitcoin sono due beni che rientrano a pieno titolo nelle strategie finanziarie necessarie per fronteggiare il debasement trade. Certo, abbiamo un mercato che coinvolge più in generale anche altre materie prime come argento, rame e palladio – senza dimenticare il mercato immobiliare che può dare grandi soddisfazioni a chi ha un capitale di base da investire – ma il nodo principale in queste dinamiche è sempre l’oro con la sua copertura storica ben documentata e una disponibilità limitata. Quest’ultimo concetto è fondamentale per il successo del Bitcoin.
Infatti, non è un caso che il Bitcoin sia considerato dagli investitori come l’oro digitale. Questo perché si attiva il presupposto della scarsità: il protocollo ideato da Satoshi Nakamoto prevede un limite immutabile di 21 milioni di monete. I recenti episodi collegati alla geopolitica aumentano l’incertezza e il rischio di inflazione, aumentando anche la domanda di investimenti dissociati dalle monete tradizionali e dalle dinamiche economiche che si lasciano influenzare da episodi come quelli che riguardano lo Stretto di Hormuz o la guerra in Ucraina.
Andamento dell’oro e dei Bitcoin nel tempo
Premesso che questi dati tendono a cambiare giorno per giorno, il prezzo dell’oro cresce sostenuto da acquisti record delle banche centrali e incertezze geopolitiche. Oggi siamo a 119,58 euro per grammo, un numero importante se consideriamo che c’è stato un aumento consistente rispetto ai minimi storici registrati a luglio di quest’anno (confronto apprezzabile dal grafico).

Andamento dell’oro, fonte Il Sole 24 Ore.
Dopo il picco storico registrato a inizio anno, l’oro tende a calare e oggi si riprende: come cambiano le evoluzioni del contesto politico, finanziario, economico e geopolitico, così il biondo metallo risponde e reagisce. È il bene rifugio per eccellenza e viene considerato come tale. Gli istituti centrali continuano ad acquistare tonnellate di oro al mese per diversificare le riserve valutarie e ridurre la dipendenza dal dollaro: serve protezione dall’inflazione e dal debito sovrano crescente.
Le notizie rispetto ai Bitcoin sono altrettanto interessanti, sempre in uno scenario di continua evoluzione e volatilità: notiamo una fase di consolidamento tra i 78.000 e i 79.000 dollari dopo il rimbalzo del +25% registrato ad agosto dai minimi estivi di 57.000 dollari. Questa soluzione resta particolarmente interessante grazie alla scalabilità mondiale che non esige intermediari o teme rischio sovrano: il Bitcoin si inserisce facilmente nei mercati tradizionali grazie a ETF e prodotti finanziari dedicati ma, come l’oro, deve essere gestito con attenzione.
Il ruolo del consulente finanziario su oro e Bitcoin
Valutazioni del genere devono essere affrontate con la giusta conoscenza del settore e competenza nel mondo degli investimenti. Perché il punto è chiaro: seguire le notizie positive su oro e Bitcoin senza il giusto approccio critico può portare a investire su prodotti che non sono sempre quelli giusti. Soprattutto se consideriamo che ci sono esigenze diverse e necessità divergenti.
Ad esempio, il possesso di oro fisico esige dei costi di stoccaggio importanti. Se investi in ETF puoi replicare l’andamento senza questa preoccupazione ma resta sempre un bene rifugio: non genera cedole e neanche dividendi. E i Bitcoin hanno mostrato, storicamente, una volatilità alta nel breve periodo con sbalzi importanti: siamo sempre su un terreno di incertezze e l’investimento sia nell’oro che nel mondo delle valute digitali deve essere sempre funzionale alle necessità e al budget proposto dal cliente.
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