
Chi inizia a investire il capitale deve porsi una domanda: conviene ancora puntare sui titoli di stato? La risposta è apparentemente semplice: sì, conviene se hai in mente un investimento basato sulla stabilità e sul monitoraggio costante basato sull’analisi dei mercati. Non è un dubbio così scontato perché sappiamo che questa categoria di strumenti finanziari sono emessi dal governo. E sono considerati investimenti sicuri perché difficilmente uno Stato fallisce del tutto.
Poi è chiaro che tutto dipende dal titolo che acquisti: un conto è puntare su quelli tedeschi, che sono considerati quasi un bene rifugio per la sua solidità, un altro è tentare la sorte con i titoli di un paese instabile. Ma è chiaro che il punto non riguarda solo quale titolo di stato acquistare – per questo c’è il tuo consulente finanziario che ti può aiutare. L’idea è quella di capire se conviene ancora lavorare su questo fronte o puntare altrove. Cerchiamo di affrontare insieme ogni aspetto.
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Cosa sono i titoli di stato, una definizione
Per capire se conviene ancora investire in titoli di stato ci concediamo una breve disanima del tema. Così mettiamo a fuoco l’argomento. I titoli di stato sono strumenti finanziari che un governo emette per finanziarsi e per generare interessi ai cittadini. In sintesi, sono dei prestiti che chiede agli investitori.
Quando compri un titolo di stato, stai prestando soldi allo stato per coprire la spesa pubblica che comprende sanità, infrastrutture, stipendi dei dipendenti pubblici. Le istituzioni si impegnano a restituire la somma dopo un certo periodo (la scadenza) con l’aggiunta di interessi. Ed è qui che ci guadagni.
Facciamo un esempio. Tu compri dei titoli di stato a 95 euro per un valore nominale di 100, e alla scadenza ricevi 100 euro più gli interessi maturati nel frattempo. Lo stato ha delle risorse aggiuntive, senza aumentare tasse o stampare carta moneta che farebbe aumentare l’inflazione. E tu difendi il tuo patrimonio.
Conviene ancora investire in titoli di stato?
Investire in titoli di stato conviene se l’obiettivo è la protezione e la diversificazione prudente. Infatti, questa soluzione è una scelta solida e razionale, anche se non possiamo parlare di stagione dei rendimenti record. Il vantaggio di questo strumento è il rendimento reale positivo: con un’inflazione che si è stabilizzata, i BTP e i BOT offrono tassi capaci non solo di preservare il potere d’acquisto, ma di generare un piccolo guadagno netto. Che è sempre protetto dalla tassazione agevolata.
Il BTP Valore ha incentivi interessanti per le famiglie, come le cedole crescenti. Questi titoli, però, sono meno interessanti per chi cerca guadagni importanti o una crescita del capitale. Non solo, a causa delle scadenze lunghe c’è un moderato rischio legato alla volatilità dello spread e alle incertezze geopolitiche.
Quali sono le tendenze dei titoli di stato?
Ha senso comprare titoli di stato o possiamo lavorare su fronti più convenienti? Al momento in cui scriviamo, l’idea è che il mercato dei titoli di stato, seppur in leggera contrazione, rappresenta uno scenario interessante per chi vuole far fruttare il proprio capitale e difenderlo dall’erosione dell’inflazione.
Quello che possiamo osservare è che i rendimenti sono in una fase di lieve contrazione rispetto ai picchi del passato, ma rimangono positivi in termini reali (cioè al netto dell’inflazione). Rispetto al BOT a 12 mesi, il rendimento medio si attesta intorno al 2,11%. È uno strumento utile per la liquidità a breve termine, meno generoso rispetto a un anno fa ma comunque utile per tutelare il capitale. Rispetto ai BTP a 10 anni, tutto si muove in area 3,4% – 3,6%.
Lo spread BTP-Bund è monitorato con attenzione, ma la stabilità politica attuale lo mantiene su livelli gestibili, intorno ai 120-130 punti base. Consideriamo anche che il MEF sta pianificando nuove emissioni di BTP Valore per il 2026, puntando ancora una volta sul risparmio delle famiglie con meccanismi a cedole crescenti (step-up) e premi fedeltà. Nello specifico, ecco le parole ufficiali prese dal comunicato stampa del MEF pubblicato in relazione alle prossime manovre:
Con riferimento al BTP Italia, nel prossimo anno, considerato che verrà a scadenza un titolo per circa 6,45 miliardi, il Tesoro potrebbe valutare l’opportunità di effettuare una nuova emissione, riservandosi tuttavia la massima flessibilità, anche nella scelta della scadenza più opportuna.
Cosa influenza la convenienza dell’investimento?
In Italia i titoli di stato più comuni sono i BOT (Buoni Ordinari del Tesoro, a breve termine), i BTP (Buoni del Tesoro Poliennali, a medio-lungo termine) e i CCT (Certificati di Credito del Tesoro). Il rendimento di queste soluzioni ben note agli investitori dipende soprattutto da una scommessa. Ovvero, quanto il mercato considera affidabile lo stato collegato ai titoli: più c’è un rischio percepito, maggiori devono essere gli interessi per convincere il pubblico a prestare dei soldi.
E quindi ad acquistare dei titoli di stato. Qui entrano in gioco non solo analisi di mercato ma anche elementi della psicologia dell’investimento. Uno dei fattori da considerare è l’affidabilità percepita dell’Italia se decidi di comprare titoli di stato del nostro paese. Il mercato guarda il rapporto debito/PIL, la crescita economica, la stabilità politica, i conti pubblici. Quando c’è incertezza politica o economica, il rendimento sale perché gli investitori vogliono essere compensati per il rischio.
Anche la Banca Centrale Europea influenza tantissimo la convenienza di questi investimenti per il pubblico, soprattutto quando quest’istituzione alza i tassi d’interesse. Al tempo stesso, l’inflazione diventa un ulteriore elemento da considerare perché se, ad esempio, questo parametro è al 4% e l’interesse del titolo di stato è del 3% c’è comunque una scarsa convenienza rispetto ad altre soluzioni che ti permettono di mantenere un buon potere d’acquisto. Devi sempre guardare il rendimento reale.
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