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Aggiornato il: 13/07/2026Pubblicato in: MATERIE PRIME, METALLI PREZIOSI, ORO

Investire nei beni rifugio come l’oro è un’idea interessante perché in questo modo puoi avere una base solida che dà sicurezza nei momenti di instabilità geopolitica. E negli ultimi tempi abbiamo registrato una forte impennata del valore aureo. C’è da aggiungere anche che, da qualche mese, la situazione è nettamente cambiata. Ad esempio, l’oro scende al prezzo più basso da novembre e si annuncia la quarta perdita mensile. Questa è la fine del grande rimbalzo registrato dal bene rifugio per eccellenza? Forse conviene investire su altri fronti come, ad esempio, le opere d’arte e il relativo mercato? Analizziamo insieme la situazione per comprendere meglio quali sono gli scenari all’orizzonte. Evitando, così, di prendere decisioni senza una base solida.

La dinamica alla base dei beni rifugio

Prima di comprendere le evoluzioni del mercato dell’oro e di quello delle opere d’arte conviene sottolineare le evoluzioni e i confini del settore. Stiamo parlando dei cosiddetti beni rifugio, strumenti finanziari o beni reali che tendono a mantenere il loro valore, o addirittura ad aumentarlo, durante i periodi di forte incertezza economica, instabilità politica o crolli dei mercati azionari. Proviamo a sintetizzare? Quando tutto va male, i beni rifugio sono un’ancora di salvezza da avere nel tuo portafoglio finanziario. Ma devono avere delle caratteristiche specifiche.

Ad esempio, un bene rifugio è considerato tale se può essere convertito in liquidità facilmente e in tutto il mondo. Ecco perché l’oro è considerato il bene rifugio per antonomasia. Il biondo metallo non è legato al rischio di fallimento di uno Stato o un’azienda, ha un valore intrinseco riconosciuto dall’alba del mondo e storicamente protegge molto bene dall’inflazione.

Ma non esiste solo l’oro, ci sono delle soluzioni alternative che prescindono anche da tutte le altre materie prime: parliamo, ad esempio, del mercato dell’arte. Che però si presenta come un asset complesso che non si adatta alla definizione classica di bene rifugio per l’investitore comune. I grandi capolavori sono sicuramente un bene scarso ma se hai bisogno di contanti immediati, puoi vendere l’oro in pochi minuti. Per vendere un’opera d’arte di valore possono servire mesi o anni.

Come procede il mercato dell’oro oggi?

Siamo in una situazione di estrema variabilità a causa delle continue evoluzioni degli scenari geopolitici. Però bisogna dire questo: dopo un periodo di grandi crescite e rendimenti sopra ogni aspettativa, l’oro sta vivendo una fase di depressione importante. Il metallo aureo ha toccato il massimo storico assoluto a gennaio – arrivando sopra i 5.600 dollari/oncia (fonte dati Yahoo! Finanza) – ma adesso l’oro ha iniziato a disegnare una struttura ribassista. Ora, è vero che le incertezze aumentano la domanda dei beni rifugio ma questo non è un meccanismo privo di sorprese. L’oro potrebbe scivolare verso obiettivi tecnici molto più bassi ma una risalita stabile sopra i 4.300-4.400 dollari annullerebbe questo pericolo.

L’analisi tecnica sul prezzo dell’oro, con una prospettiva di breve periodo, ci suggerisce prudenza; al tempo stesso, i parametri fondamentali sul lungo periodo ci confermano l’oro come un bene rifugio sempre prestante. C’è questa correzione del 15-20% dai massimi storici, è vero. Però l’oro segna comunque una crescita straordinaria rispetto agli anni passati. La domanda non è sparita, c’è una continua domanda di oro fisico da parte delle banche centrali dei mercati emergenti che cercano di diversificare le proprie riserve uscendo dal dollaro (fonte Il Corriere della Sera).

Conviene diversificare e puntare sull’arte?

Solo se hai una struttura finanziaria capace di sostenere questo circuito. Spesso si leggono riflessioni sulla capacità di diversificare i beni rifugio e guardare anche verso soluzioni meno comuni, come le opere d’arte. Ma non è così facile: le opere che possono essere considerate un vero e proprio rifugio economico esigono budget da centinaia di migliaia o milioni di euro. Le opere di artisti emergenti sono più accessibili. Ma restano scommesse ad altissimo rischio: se l’artista passa di moda, il valore può azzerarsi.

E poi ci sono i costi di gestione da valutare come, ad esempio, assicurazioni contro il furto, trasporto blindato, caveau climatizzati. Anche il Report 2026 di DeloitteIl mercato dell’arte e dei beni da collezione – conferma questo punto ma aggiunge dei dettagli fondamentali: il mercato dell’arte può essere un bene rifugio, anche per le nuove generazioni, ma c’è molto di più. E può funzionare solo se si aggiungono dei significati e dei valori specifici. Cresce la considerazione dell’arte come store of value, ovvero come un bene rifugio capace di conservare ricchezza in contesti di forte instabilità economica e geopolitica. Aumenta la fiducia nel suo ruolo all’interno di strategie di protezione patrimoniale, pianificazione successoria e monetizzazione strategica.

Fatturato mercato della pittura e mercato dell’arte e dei beni da collezioneper anno.

Fatturato mercato della pittura e mercato dell’arte e dei beni da collezione per anno.

Tuttavia, la vera svolta è guidata dalla Next Gen: per i nuovi collezionisti l’arte è sia una passione sia un asset di lungo periodo, capace di unire obiettivi di performance finanziaria, accessibilità e significato culturale in una visione olistica. Il processo, però, non riguarda solo l’acquisto di opere d’arte. I giovani investitori mostrano una forte apertura verso fondi d’investimento in arte e modelli di proprietà collettiva, a patto che siano strutturati in modo trasparente e credibile. Pur non essendo un investimento del tutto speculare agli asset tradizionali, l’arte è sempre più centrale nelle strategie patrimoniali di lungo termine: c’è meno spazio per la speculazione pura e più centralità per il significato e la resilienza del valore.

L’approccio passivo all’investimento in arte – il classico comprare e aspettare – risulta sempre meno competitivo rispetto ai mercati finanziari tradizionali, anche a causa di una storica sottoperformance nel lungo periodo rispetto a indici come l’S&P 500. Questo dato sta alimentando un crescente scetticismo tra tutti gli operatori del settore, come dimostra il crollo della fiducia registrato tra il 2023 e il 2025.

In sintesi, è finita l’euforia dell’oro?

No, sarebbe ingiusto ragionare con questi termini. Non è assolutamente corretto valutare negativamente un investimento in metallo aureo perché resta sempre un bene rifugio d’eccellenza. Si può considerare l’andamento dell’oro – ma anche dell’argento e degli altri metalli preziosi – come un percorso strutturale che non lascia intravedere delle debolezze specifiche o dei cambi di paradigma. Anche se, questo è chiaro, si registra un calo momentaneo. Il mercato dell’arte, invece, difficilmente può essere considerato un bene rifugio simile a quello dell’oro.

E che in qualche modo potrebbe sostituire questo asset nel portafoglio finanziario comune. Servono competenze specifiche e investimenti consistenti per considerare un’opera d’arte come un bene capace di tutelare i fondi economici individuali. Come suggerisce anche il report di Deloitte: “La sensazione è che l’arte resti interessante, ma non tanto come prodotto finanziario standard, quanto come componente di una strategia patrimoniale, di una legacy e di una relazione multigenerazionale”.

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Scritto da: Riccardo Esposito

Riccardo Esposito
Riccardo applica la sua solida esperienza editoriale al settore dell'informazione finanziaria. Lavorando in sinergia con Luca Spinelli, cura la divulgazione dei temi legati agli investimenti, con l'obiettivo di rendere accessibili anche i concetti più complessi. Il suo contributo garantisce rigore e chiarezza ai contenuti di consulente-finanziario.org, offrendo ai lettori strumenti di approfondimento fondamentali per accrescere la propria cultura finanziaria.

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