boinc il volontariato quasi tradito perche riduco il mio impegno dopo quasi dieci anni
Aggiornato il: 30/05/2026Pubblicato in: METALLI PREZIOSI, ORO, SENZA CATEGORIA

Continuare a sostenere una causa in cui si crede è naturale. Più difficile è accettare che quella stessa causa, col tempo, smetta di ascoltare chi la rende possibile. È per questo che, dopo quasi dieci anni di volontariato su BOINC, ho deciso di non abbandonare il progetto, ma di ridimensionare in modo significativo il mio contributo.

Perché criticare BOINC non significa volerlo distruggere

BOINC, la piattaforma di calcolo distribuito che da oltre vent’anni coinvolge volontari di tutto il mondo nella ricerca scientifica, ha rappresentato per me molto più di un progetto tecnologico. È stata una comunità, una scommessa sul valore del contributo dal basso, un esempio concreto di cooperazione globale.

Proprio per questo, la scelta di ridurre il mio impegno non nasce da disaffezione, ma da una critica profonda e, nelle intenzioni, costruttiva. Questo articolo non vuole attaccare BOINC per distruggerlo, bensì scuoterlo. L’auspicio è che, almeno nella community italiana, venga letto per quello che è: un tentativo di risveglio.

Negli anni mi è stato detto che forse BOINC ha semplicemente esaurito il suo ciclo vitale e che, come ogni progetto, dovrebbe essere lasciato morire. È un’obiezione legittima, che in parte condivido. Ma c’è modo e modo di chiudere un’esperienza.

La mancanza di una scelta chiara sul futuro del progetto

Se la direzione di BOINC decidesse di avviare una dismissione graduale, dichiarata e pianificata, sarebbe un discorso comprensibile. Un annuncio chiaro, una roadmap di chiusura, una presa di responsabilità.

Finché questo annuncio non arriva, però, il ritiro silenzioso appare incomprensibile. Tirare i remi in barca mentre si continua a dichiarare l’intenzione di andare avanti non è trasparente. Ed è proprio questa ambiguità a generare frustrazione tra i volontari più coinvolti.

Problema n.1 – Governance chiusa e assenza di dialogo con i volontari

In quasi dieci anni di presenza su BOINC — sette con l’attuale account — ho potuto osservare alcune criticità strutturali. La prima riguarda la governance.

Il dialogo tra amministratori e comunità è pressoché assente. In un progetto che vive esclusivamente grazie ai volontari, questa mancanza è un problema serio. Le proposte avanzate dalla base — che si tratti di migliorare il software, rafforzare la comunicazione o avviare iniziative di visibilità — non solo vengono ignorate, ma spesso liquidate con un semplice “fatelo voi”.

Quando la responsabilità viene scaricata sui volontari

Questa risposta è problematica. Un volontario non può gestire canali ufficiali, forum o iniziative pubbliche senza autorizzazioni formali. Né può assumersi rischi personali per un progetto che, di fatto, non lo tutela.

Si crea così un muro: decide solo una ristretta élite, mentre chi contribuisce con tempo, idee e potenza di calcolo resta inascoltato. È l’opposto dello spirito del calcolo distribuito.

Problema n.2 – Progetti in declino e mancanza di ricambio

Il secondo problema riguarda i progetti ospitati da BOINC. Quelli con un impatto diretto e tangibile per l’umanità — in ambito medico, scientifico o ambientale — sono sempre meno.

Molti progetti sono nati e poi scomparsi senza essere sostituiti. Al loro posto restano soprattutto progetti matematici o teorici, importantissimi dal punto di vista scientifico, ma con ricadute meno immediate.

Il risultato è un ecosistema che non si rinnova: i sottoprogetti diminuiscono, quelli storici prima o poi si spengono, e non emergono nuove iniziative di pari impatto.

Problema n.3 – Invisibilità totale: zero comunicazione, zero marketing

A questo si collega il terzo nodo critico: l’assenza quasi totale di comunicazione e di una minima strategia di visibilità. BOINC è, di fatto, invisibile.

Nessun marketing, nemmeno quello “gratuito”

Non esiste un’attività strutturata di marketing, nemmeno nella sua forma più semplice e gratuita: quella passiva. Forum non indicizzati correttamente, URL incomprensibili, assenza di sitemap o di file di base per l’indicizzazione fanno sì che discussioni di valore restino confinate in un circuito chiuso, irraggiungibile da chi non è già dentro la community. Nel 2026, questo immobilismo è difficile da giustificare.

I volontari ci sarebbero, ma manca una regia

Molti volontari hanno competenze elevate: gestiscono blog, siti web, canali YouTube. Alcuni parlano già di BOINC, altri lo farebbero volentieri. Ma senza una linea guida e senza una regia, tutto resta frammentato.

Servirebbe almeno una figura di coordinamento, un community manager capace di “accendere la fiaccola” e chiedere aiuto. I volontari ci sono, sono pochi e in calo, ma sono motivati e competenti. Senza visibilità, però, non può nascere una nuova comunità.

Problema n.4 – Crediti e meritocrazia: numeri che non misurano il contributo reale

Il quarto problema riguarda il sistema dei crediti, che dovrebbe garantire meritocrazia e riconoscimento.

Nessuno fa volontariato per guadagnare denaro o gloria, ma se esiste un sistema di punteggi, questo dovrebbe avere un senso. Oggi i crediti di BOINC sono incomparabili tra progetti diversi: un milione di punti in un progetto può valere molto meno di centomila in un altro.

Si misurano grandezze eterogenee. Il sistema diventa opaco, iniquo e poco rappresentativo del contributo reale. I numeri non raccontano la verità e finiscono per svuotare di significato l’idea stessa di merito.

Un segnale rivelatore: le pubblicazioni scientifiche dimenticate

A tutto questo si aggiunge un ultimo segnale, forse simbolico ma estremamente rivelatore: la gestione delle pubblicazioni scientifiche.

BOINC pubblica ogni anno un elenco dei paper in cui viene citato. Negli ultimi anni questa sezione non è stata aggiornata con regolarità. Solo dopo le proteste di alcuni utenti si è scoperto che molte pubblicazioni mancavano semplicemente perché nessuno si era preso la briga di inserirle.

Se non si rende visibile l’impatto scientifico del progetto, si perde di vista l’obiettivo stesso del volontariato.

Perché dal 2026 riduco il mio impegno su BOINC

È per questo insieme di ragioni che, a partire dal 2026 — una decisione maturata in realtà già da circa un anno — ho scelto di ridurre drasticamente il mio impegno su BOINC: meno tempo, meno potenza di calcolo, meno risorse economiche.

Fino al 2025 ho continuato a donare, a partecipare, a contribuire attivamente anche nelle comunità online. Ma davanti a porte sistematicamente chiuse, la motivazione inevitabilmente si erode.

Guardare avanti: nuove cause, senza rinnegare il passato

Le energie che libererò saranno destinate ad altre realtà: dal microcredito di Kiva a organizzazioni come WWF o FAI, iniziative più strutturate e riconoscibili.

BOINC resterà una nicchia che ho amato profondamente, proprio perché fragile e bisognosa di aiuto. Ed è per questo che questa scelta pesa.

Una speranza finale: non è ancora tempo di arrendersi

Spero che questo articolo possa diventare, per la community italiana e internazionale, un’occasione di riflessione. Forse un ultimo trampolino per una svolta, un colpo di coda prima di un’eventuale fine.

Ma non credo che sia già il momento di arrendersi. BOINC è stato un progetto straordinario e, potenzialmente, lo è ancora. Vale la pena giocare la partita fino in fondo.

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Scritto da: Luca Spinelli

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Fondatore di consulente-finanziario.org, Luca Spinelli è un consulente finanziario indipendente di Milano iscritto all'Albo OCF nonché investitore professionale. Specializzato in consulenza indipendente e gestione di portafoglio, promuove un'educazione finanziaria chiara e trasparente per aiutare le persone a prendere decisioni informate. Nel 2025 ha pubblicato un eBook dedicato alla consulenza finanziaria indipendente (ISBN 9791224027447).

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