
Il prestito titoli è una pratica diffusa nei mercati finanziari internazionali e, da anni, coinvolge anche investitori italiani attraverso banche, SIM e società di gestione. Consiste nel cedere temporaneamente la proprietà di azioni o obbligazioni a una controparte, in cambio di una commissione e di garanzie. La domanda è costante nelle fasi in cui alcuni strumenti sono scarsi o molto ricercati – per esempio in presenza di operazioni sul capitale, scadenze di derivati o strategie di copertura – e ha l’obiettivo di migliorare la liquidità di mercato e generare reddito aggiuntivo per i proprietari dei titoli.
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Che cos’è il prestito titoli e come funziona
Lo schema tipico prevede che il proprietario dei titoli (lender) li trasferisca a un prenditore (borrower) sulla base di un contratto standard – frequentemente il Global Master Securities Lending Agreement – ricevendo in cambio un collaterale e un corrispettivo economico. La proprietà è temporanea: al termine, il borrower restituisce titoli identici per quantità e qualità. Durante il prestito, i dividendi e le cedole sono sostituiti da pagamenti equivalenti, mentre il diritto di voto passa al borrower finché i titoli restano prestati.
Chi sono le controparti e dove avvengono gli scambi
I principali prenditori sono market maker, banche d’investimento e hedge fund che utilizzano i titoli per vendite allo scoperto, arbitraggio o gestione operativa delle posizioni. I prestatori sono fondi comuni, ETF, assicurazioni, casse previdenza, fondi pensione e, tramite programmi dedicati, anche clienti al dettaglio delle banche. Le operazioni avvengono prevalentemente OTC con il supporto di agent lender e depositari centrali, e vengono regolate via depositari locali e internazionali.
Collateral, haircut e richiamo dei titoli
La garanzia può essere in contante o in titoli di alta qualità, con un haircut che copre le oscillazioni di prezzo e il rischio di controparte. La percentuale varia per strumento, valuta e durata. La facoltà di richiamo consente al proprietario di rientrare in possesso dei titoli entro tempi contrattuali predefiniti – aspetto cruciale in prossimità di assemblee o operazioni straordinarie. Nei programmi retail il recall può essere automatico su eventi societari sensibili, ma la dinamica dipende dalle condizioni del contratto del singolo intermediario.
Perché viene utilizzato e quando ha senso
Per i proprietari, il prestito consente di monetizzare posizioni già in portafoglio con un flusso di proventi aggiuntivi, senza rinunciare all’esposizione economica al titolo. Per il mercato, facilita la scoperta dei prezzi e la liquidità. Secondo i report periodici dell’International Securities Lending Association, nel 2023-2024 l’ammontare globale dei titoli effettivamente in prestito si è attestato in media nell’ordine di 2,5-3 trilioni di dollari, a fronte di un universo “prestabile” superiore ai 25 trilioni – un’indicazione della dimensione sistemica dell’attività.
Utilizzo da parte di investitori istituzionali e retail
Fondi UCITS ed ETF in Europa ricorrono al prestito con limiti e regole di trasparenza. Le Linee guida ESMA su ETF e altri UCITS richiedono che i proventi del prestito, al netto dei costi, siano restituiti agli investitori del fondo e che la ripartizione dei ricavi e delle spese sia chiaramente comunicata. Per i clienti al dettaglio, le banche possono offrire programmi di prestito titoli con remunerazione variabile e condivisione dei ricavi – la percentuale spettante al cliente e le modalità operative sono fissate nel contratto e nei documenti informativi dell’intermediario.
Rischi principali per l’investitore
L’operazione non è priva di rischi e richiede consapevolezza delle tutele disponibili. La cornice regolamentare europea – in particolare il Regolamento SFTR n. 2015/2365 – impone obblighi di trasparenza e di reporting sulle operazioni di finanziamento tramite titoli, mentre MiFID II e la normativa Consob disciplinano conflitti di interesse, informativa e adeguatezza per la clientela.
Rischio di controparte e tutela
Il rischio cardine è l’inadempimento del borrower. Il collaterale mitiga ma non azzera il rischio, specie in condizioni di stress. La qualità degli attivi accettati, l’haircut, le procedure di margination giornaliera e la segregazione delle garanzie sono fattori decisivi. Autorità come ESMA e Consob richiamano la necessità di politiche di gestione del rischio robuste e di disclosure preventiva su diritti, garanzie e condizioni di richiamo dei titoli.
Rischio di rendimento e reinvestimento del collaterale
Se la garanzia è in contante, l’intermediario può reinvestirla in strumenti a basso rischio per generare rendimento. Una gestione eccessivamente aggressiva può produrre perdite. Le analisi del Financial Stability Board sul periodo post-2008 segnalano che alcuni programmi hanno registrato perdite proprio sul reinvestimento della liquidità, evidenziando l’importanza di limiti chiari agli attivi eleggibili, di durate coerenti e di controlli indipendenti.
Corporate action, diritto di voto e profili fiscali
Durante il prestito il diritto di voto si trasferisce al prenditore. Molti investitori istituzionali adottano politiche di recall in prossimità delle assemblee per esercitare il voto. Su dividendi e cedole, il proprietario riceve pagamenti “equivalenti” che possono avere regimi fiscali diversi rispetto ai proventi originari – un aspetto da chiarire con l’intermediario e il consulente fiscale. Eventuali operazioni straordinarie – aumenti di capitale, scissioni, conversioni – richiedono attenzione alle tempistiche di richiamo per non perdere diritti o opzioni.
Cosa valutare prima di aderire a un programma di prestito titoli
Una decisione informata parte dalla lettura puntuale del contratto e dei documenti di trasparenza. Chiarezza su diritti, costi e controlli è la migliore linea di difesa per chi intende mettere a reddito i propri strumenti finanziari.
- Modello contrattuale – verificare durata, facoltà e tempi di richiamo, tipi di collaterale accettati e livelli di haircut.
- Ripartizione dei ricavi – comprendere la percentuale spettante al cliente, i costi trattenuti dall’intermediario e l’eventuale ruolo di agent lender.
- Gestione del collaterale – nel caso di cash collateral, chiedere policy di reinvestimento, limiti, rating minimi, scadenze e controlli di rischio.
- Impatto su diritti e fiscalità – valutare gli effetti su diritto di voto, pagamenti equivalenti e regime fiscale applicabile.
- Trasparenza regolamentare – accertarsi degli adempimenti previsti da SFTR, delle informative MiFID II e delle procedure interne su conflitti di interesse.
- Monitoraggio e reportistica – pretendere rendiconti periodici su titoli prestati, garanzie ricevute, proventi maturati e costi.
- Sostenibilità e governance – per investitori con obiettivi ESG, verificare politiche di recall in assemblea e l’allineamento con le strategie di voto.
Secondo l’esperienza di mercato, il prestito titoli può generare un contributo al rendimento particolarmente apprezzabile su titoli ad alta domanda o difficilmente reperibili, mentre tende a essere più contenuto su strumenti ampiamente disponibili. L’equilibrio tra beneficio atteso e rischi operativi dipende dalla qualità dell’intermediario, dalla struttura delle garanzie e dalla trasparenza delle condizioni. Un approccio disciplinato – fatto di valutazioni ex ante, monitoraggio continuo e politiche di richiamo chiare – consente di sfruttare il potenziale dell’attività mantenendo sotto controllo le criticità evidenziate anche da autorità e organismi internazionali come ESMA, FSB e ISLA.
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