borse in rosso con l escalation nello stretto di hormuz

L’escalation delle tensioni tra Iran e Israele sta generando forti turbolenze sui mercati finanziari internazionali. Il punto focale del conflitto è diventato lo stretto di Hormuz, cruciale passaggio strategico attraverso cui ogni giorno transita circa il 20% del petrolio mondiale. Teheran ha minacciato di chiudere questo stretto in risposta alle crescenti ostilità con Israele, provocando immediatamente un’impennata dei prezzi del petrolio e innescando un’ondata di preoccupazioni negli investitori globali.

Escalation militare tra Iran e Israele

L’intensificazione del conflitto tra Teheran e Tel Aviv si è palesata chiaramente quando l’Iran ha colpito un ospedale israeliano, provocando numerose vittime civili e aumentando drasticamente le tensioni. Israele ha risposto con una serie di bombardamenti mirati a strutture strategiche iraniane, tra cui un reattore nucleare in fase di costruzione. Questo conflitto aperto ha alimentato timori su un possibile coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, con Mosca che ha subito ammonito Washington a non intervenire militarmente, paventando conseguenze imprevedibili.

La reazione immediata dei mercati

Con Wall Street chiusa per festività, l’attenzione degli operatori si è concentrata sulle Borse europee, che hanno chiuso la giornata con perdite diffuse. Milano ha perso l’1,2%, con il Ftse Mib sceso sotto quota 39.000 punti, ai livelli del mese precedente. Perdite simili si sono registrate su altri principali mercati europei, con il settore lusso particolarmente penalizzato dalla possibile riduzione del turismo legata alle nuove tensioni geopolitiche. Il rally del prezzo del petrolio ha invece limitato le perdite nel settore energetico, mentre le utility difensive sono risultate tra i pochi settori a registrare acquisti.

Settori e titoli in evidenza

Settore petrolifero in bilico

Nonostante la volatilità, i titoli petroliferi hanno resistito alle pressioni ribassiste grazie al rialzo significativo delle quotazioni del greggio. Eni ha limitato i guadagni a +0,58%, dopo aver registrato un andamento più marcato nella prima parte della seduta. Saipem, invece, ha chiuso con una perdita dello 0,46%, nonostante l’annuncio di un nuovo contratto di produzione di fertilizzanti in Algeria.

Nei mercati esteri, TotalEnergies a Parigi ha guadagnato il 2,14%, Shell ad Amsterdam l’1,34% e Repsol a Madrid il 2,3%. Il settore, però, resta vulnerabile a ulteriori shock geopolitici, in particolare se lo stretto di Hormuz venisse effettivamente bloccato.

Lusso sotto pressione

Il settore lusso ha invece subito un duro colpo, trascinato al ribasso da prospettive peggiorate sui flussi turistici internazionali. Moncler ha perso il 3,43%, Ferragamo il 3% e Brunello Cucinelli il 2,19%. A Parigi, le perdite hanno coinvolto Hermes (-2,41%), Lvmh (-2,48%) e Kering (-3,2%). Anche Londra e Zurigo hanno mostrato segnali negativi, con Burberry che ha segnato una pesante contrazione del 4,7% e Richemont che ha perso il 2,65%. Bain & Company prevede per l’intero 2025 un calo compreso tra il 2 e il 5% del fatturato globale del settore lusso.

La resilienza delle utility

In controtendenza rispetto al mercato, il settore delle utility è risultato uno dei pochi rifugi sicuri. Italgas ha guadagnato lo 0,65%, Terna lo 0,61% e Snam lo 0,23%. L’interesse per questi titoli riflette l’atteggiamento degli investitori alla ricerca di asset stabili durante fasi di grande incertezza geopolitica.

Politiche monetarie tra prudenza e incertezza

Le banche centrali sono state chiamate a gestire l’incertezza crescente generata dal nuovo contesto geopolitico e dagli sviluppi commerciali internazionali. La Federal Reserve e la Banca Centrale Europea hanno entrambe confermato un atteggiamento prudente, mantenendo invariati i tassi di interesse.

Decisioni delle principali banche centrali

La Fed ha esteso la pausa sui tassi, lasciando intendere che la stabilità potrebbe protrarsi almeno fino al prossimo meeting di luglio. Analoga strategia è stata adottata dalla BCE, con il vicepresidente Luis de Guindos che ha sottolineato la necessità di un approccio rigorosamente basato sui dati, enfatizzando la volatilità estrema del contesto geopolitico.

La Bank of England ha optato per lasciare invariati i tassi, sebbene con una spaccatura interna, visto che tre membri del comitato hanno votato per un taglio. Più esplicita la Banca Centrale Svizzera, che ha ridotto i tassi di 25 punti base portandoli allo zero, e la Norges Bank norvegese, che ha sorprendentemente tagliato il suo tasso di riferimento al 4,25%.

Impatto sui mercati valutari e commodities

Dollaro rifugio, euro sotto 1,15

Sul mercato valutario, il dollaro statunitense si è rafforzato, spingendo il cambio euro/dollaro al di sotto della soglia di 1,15. Il biglietto verde è tornato a svolgere il ruolo di valuta rifugio, attirando investitori preoccupati per l’instabilità geopolitica.

La sterlina ha recuperato terreno nonostante la decisione invariata della Bank of England, mentre la corona norvegese ha subito un calo dopo l’inaspettato taglio dei tassi.

Rally del petrolio e volatilità dell’oro

Il petrolio è tornato protagonista con il Brent vicino ai 78 dollari al barile e il Wti attorno ai 75 dollari, in un rally alimentato dalle paure di interruzioni delle forniture derivanti dalla possibile chiusura dello stretto di Hormuz. Questo scenario ha riportato il greggio ai livelli più alti degli ultimi mesi.

L’oro, tradizionale bene rifugio, è rimasto stabile, intrappolato tra tensioni geopolitiche crescenti e l’atteggiamento prudente della Fed. La pressione rialzista del dollaro ha frenato ulteriori guadagni del metallo prezioso.

Spread BTP-Bund in aumento

L’incertezza si è riflessa anche sui titoli di Stato, con lo spread tra BTp e Bund che ha chiuso a 102 punti base, superando nuovamente la soglia psicologica dei 100 punti. Il rendimento del decennale italiano è salito al 3,54%, segnale ulteriore di nervosismo tra gli investitori per gli sviluppi geopolitici.

La situazione rimane sotto stretta osservazione, con gli investitori che attendono sviluppi ulteriori per definire le proprie strategie nei prossimi mesi.

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Scritto da: Luca Spinelli

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Fondatore di consulente-finanziario.org, Luca Spinelli è un consulente finanziario indipendente di Milano iscritto all'Albo OCF nonché investitore professionale. Specializzato in consulenza indipendente e gestione di portafoglio, promuove un'educazione finanziaria chiara e trasparente per aiutare le persone a prendere decisioni informate. Nel 2025 ha pubblicato un eBook dedicato alla consulenza finanziaria indipendente (ISBN 9791224027447).
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Renzo Rossi
26/04/2026
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Chiarissime le spiegazioni e le proposte
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Sonia Mattino
05/04/2026
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Grazie per il recap Luca!
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10/03/2026
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Esperienza impeccabile
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12/02/2026
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Luca è una persona che una competenza in quanto a formazione finanziaria straordinaria e io lo consiglio sicuramente tutti coloro che vorrebbero imparare e qualcosa di più sugli investimenti
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09/01/2026
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Consulente consigliato. Si vede che ne capisce.
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Antonio Simeone
24/11/2025
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Molto preparato!
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Davide Piccolo
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