perche mancano elettricisti in italia
Aggiornato il: 31/05/2026Pubblicato in: AZIONI, EURO, IMMOBILIARE, MERCATO MONETARIO, METALLI PREZIOSI, ORO, SENZA CATEGORIA

In un Paese dove la disoccupazione giovanile supera il 20% e dove si dibatte quotidianamente della necessità di rilanciare il lavoro manuale e specializzato, manca una figura professionale sempre più richiesta e indispensabile: l’elettricista. Imprese, artigiani e condomìni si trovano sempre più spesso a fare i conti con tempi d’attesa lunghi e preventivi in rialzo, a causa di una carenza strutturale di manodopera qualificata.

Il fenomeno non è nuovo, ma negli ultimi cinque anni ha assunto dimensioni critiche, soprattutto nelle regioni settentrionali del Paese, dove la domanda di elettricisti è più elevata grazie alla concentrazione di attività industriali e al maggior dinamismo del mercato immobiliare. Tuttavia, anche il Centro e il Sud iniziano a registrare segnali d’allarme.

Un mestiere sempre più richiesto, ma snobbato dai giovani

Il mestiere dell’elettricista non ha mai smesso di essere centrale nell’economia reale. Ogni abitazione, ufficio, azienda o impianto industriale ha bisogno di impianti elettrici sicuri ed efficienti. Inoltre, l’accelerazione della transizione energetica, con l’adozione di impianti fotovoltaici, colonnine per la ricarica di veicoli elettrici e sistemi domotici, ha reso ancora più strategica questa figura professionale.

Eppure, secondo i dati di Unioncamere – ANPAL, nei prossimi cinque anni in Italia serviranno almeno 15.000 nuovi elettricisti. La difficoltà di reperimento supera il 50%, uno dei valori più alti tra tutte le professioni tecniche e artigianali.

L’immagine sociale del lavoro manuale

Un elemento chiave della crisi è la percezione del lavoro manuale da parte delle nuove generazioni. Da anni, in Italia, il successo viene associato quasi esclusivamente a percorsi di laurea e carriere intellettuali. I mestieri artigianali vengono spesso considerati “ripiego” o “piano B”, nonostante offrano, in molti casi, sbocchi professionali rapidi e remunerativi.

Questo disallineamento tra aspettative familiari e scolastiche, da un lato, e le esigenze del mercato del lavoro, dall’altro, è alla base della carenza strutturale di elettricisti. Le scuole professionali faticano a riempire le classi, e molti istituti tecnici segnalano un calo progressivo delle iscrizioni ai corsi di elettrotecnica.

Le aziende in difficoltà: cosa dicono gli imprenditori

Il grido d’allarme arriva da tutto il comparto. Secondo un’indagine della CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa), il 62% delle aziende del settore impiantistico ha dichiarato di avere difficoltà a trovare elettricisti qualificati. I tempi medi per l’assunzione di un tecnico specializzato possono superare i sei mesi.

Molte imprese sono costrette a rinunciare a commesse o a rimandare lavori programmati per mancanza di personale. Un danno non solo per le aziende stesse, ma anche per l’economia locale, che perde in efficienza e capacità competitiva.

Alcune aziende cercano di far fronte alla carenza formando direttamente i giovani apprendisti, ma il percorso è lungo e costoso, soprattutto per le piccole realtà. Inoltre, non sempre gli apprendisti restano una volta formati: in molti casi preferiscono aprire una propria attività o trasferirsi all’estero.

La transizione ecologica moltiplica la domanda

La spinta verso la sostenibilità sta contribuendo a esacerbare il problema. Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’Italia ha avviato numerosi progetti per favorire la transizione ecologica, tra cui:

  • l’efficientamento energetico degli edifici;

  • l’installazione di impianti solari;

  • l’elettrificazione del trasporto privato e pubblico;

  • la digitalizzazione delle reti.

Tutti questi interventi richiedono l’intervento di professionisti in grado di progettare, installare e manutenere impianti elettrici complessi. Ma la mancanza di manodopera rischia di rallentare o compromettere questi obiettivi, già sotto la lente d’ingrandimento dell’Unione Europea.

Secondo il rapporto “Green Jobs” di Fondazione Symbola, tra le professioni più richieste nei prossimi anni ci saranno proprio quelle legate all’elettricità e alla gestione energetica. Ma se il sistema formativo non sarà in grado di rispondere alla domanda crescente, il rischio è quello di perdere competitività a livello internazionale.

L’offerta formativa: tra ritardi e tentativi di rilancio

L’Italia soffre ancora per un sistema formativo sbilanciato a favore dei percorsi liceali e universitari. Gli Istituti Tecnici e Professionali, sebbene abbiano un ruolo chiave nell’inserimento lavorativo dei giovani, faticano ad attrarre studenti.

Negli ultimi anni, tuttavia, sono stati avviati diversi progetti per colmare il gap. Gli ITS (Istituti Tecnici Superiori) – percorsi post-diploma fortemente orientati all’inserimento nel mondo del lavoro – stanno registrando buoni risultati, ma restano ancora poco conosciuti.

Anche il Ministero dell’Istruzione ha promosso campagne per valorizzare i mestieri tecnici, ma il cambio di mentalità richiede tempo e un impegno corale da parte di scuola, famiglie e imprese.

Le retribuzioni: un altro mito da sfatare

Un altro aspetto poco noto riguarda le retribuzioni. Contrariamente a quanto si crede, un elettricista esperto può guadagnare più di molti laureati. In base ai dati elaborati da JobPricing, la retribuzione media annua di un elettricista in Italia si aggira intorno ai 28.000-35.000 euro, ma può superare i 50.000 euro lordi per figure con esperienza, specializzazioni e capacità imprenditoriali.

Le opportunità sono ancora maggiori nel Nord Italia e per chi si specializza in settori ad alta tecnologia: automazione industriale, energie rinnovabili, domotica. Tuttavia, queste informazioni non sempre raggiungono i giovani e le loro famiglie, contribuendo a mantenere viva una percezione distorta.

Il ruolo della migrazione: una risorsa ancora sottoutilizzata

Un’ulteriore possibile risposta alla carenza di elettricisti potrebbe arrivare dai flussi migratori. In diversi Paesi europei, l’inserimento di lavoratori stranieri nel settore tecnico ha rappresentato un importante fattore di riequilibrio tra domanda e offerta.

In Italia, tuttavia, i percorsi di formazione e riconoscimento delle competenze per i cittadini stranieri risultano ancora frammentari e poco efficienti. Solo una piccola parte dei migranti riesce a entrare nei circuiti professionali qualificati, e la burocrazia rende spesso difficile l’accesso a tirocini, corsi e apprendistati.

Rendere più semplice e veloce l’integrazione professionale degli stranieri nel settore elettrico potrebbe contribuire a colmare una parte del fabbisogno, soprattutto in contesti urbani dove la domanda è più elevata.

Una questione culturale e strategica per il Paese

La carenza di elettricisti non è soltanto un problema occupazionale, ma un tema che tocca la competitività economica, l’equità sociale e la sostenibilità ambientale. Un Paese che non investe nella formazione e valorizzazione dei mestieri tecnici rischia di restare indietro, nonostante le tecnologie a disposizione e le risorse pubbliche stanziate.

Serve una riflessione a livello nazionale su come restituire dignità e prospettive al lavoro artigiano. Le scelte politiche, educative e imprenditoriali dei prossimi anni saranno decisive per invertire la rotta.

Strategie per invertire la tendenza

Tra le soluzioni possibili per affrontare la mancanza di elettricisti in Italia, vi sono:

  • Rafforzare l’orientamento scolastico, fin dalle scuole medie, per far conoscere meglio i mestieri tecnici e le reali opportunità lavorative;

  • Incentivare economicamente le imprese che assumono e formano giovani apprendisti, riducendo il peso burocratico e fiscale;

  • Valorizzare il ruolo degli ITS, potenziando i collegamenti con il mondo delle imprese e aumentando la copertura territoriale;

  • Semplificare l’ingresso nel settore per i lavoratori stranieri, garantendo percorsi di formazione rapidi e riconoscimento delle competenze pregresse;

  • Avviare campagne pubbliche di comunicazione, per cambiare la percezione sociale del lavoro manuale e promuovere storie di successo.

Una professione che merita più attenzione

La figura dell’elettricista è oggi più che mai centrale in un mondo che corre verso la digitalizzazione e la sostenibilità. La sua assenza si fa sentire ogni giorno, tra cantieri bloccati, impianti in ritardo e famiglie in attesa di interventi tecnici.

Investire nei mestieri tecnici non significa guardare al passato, ma prepararsi al futuro. Serve uno sforzo congiunto di istituzioni, imprese, scuola e società civile per restituire valore a una professione che, silenziosamente, tiene accesa l’Italia.

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Scritto da: Luca Spinelli

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Fondatore di consulente-finanziario.org, Luca Spinelli è un consulente finanziario indipendente di Milano iscritto all'Albo OCF nonché investitore professionale. Specializzato in consulenza indipendente e gestione di portafoglio, promuove un'educazione finanziaria chiara e trasparente per aiutare le persone a prendere decisioni informate. Nel 2025 ha pubblicato un eBook dedicato alla consulenza finanziaria indipendente (ISBN 9791224027447).

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