come creare un fondo di investimento
Aggiornato il: 31/05/2026Pubblicato in: AZIONI, EURO, MERCATO MONETARIO, METALLI PREZIOSI, ORO, SENZA CATEGORIA

La creazione di un fondo di investimento richiede scelte chiare fin dall’inizio, una struttura di governance solida e un percorso autorizzativo rigoroso. In Europa il mercato è ampio e regolato: secondo EFAMA il patrimonio degli OICR europei supera i 20.000 miliardi di euro, con regole armonizzate che tutelano risparmiatori e integrità del mercato. In Italia l’attività è vigilata da Banca d’Italia e CONSOB, con requisiti specifici per soggetti, documentazione e controlli interni.

Scelte preliminari: chi può promuovere un fondo e dove costituirlo

Il promotore può essere una società già autorizzata alla gestione collettiva – come una SGR – oppure un team che intende costituire un nuovo gestore o una struttura self-managed (SICAV o SICAF interne). La scelta del domicilio è strategica: Italia per prossimità al mercato e supervisione locale, Lussemburgo e Irlanda per piattaforme transfrontaliere consolidate e tempi procedurali spesso competitivi. In Italia la ripartizione delle competenze è netta: Banca d’Italia presidia profili prudenziali e organizzativi, CONSOB vigila su trasparenza, informativa e condotta verso gli investitori.

UCITS o AIF – differenze essenziali

Il quadro regolamentare europeo offre due famiglie principali. I fondi UCITS (Direttiva 2009/65/CE) sono pensati per la clientela retail, impongono regole severe su diversificazione, liquidità e leva, prevedono informative standardizzate e un passaporto di distribuzione nell’UE. Gli AIF (Direttiva 2011/61/UE – AIFMD) includono strategie più flessibili – private equity, real estate, credito privato, hedge – e sono spesso destinati a investitori professionali, con presidi su rischio, valorizzazioni e depositario calibrati alla strategia.

Progettazione del fondo: strategia, target e governance

La definizione della strategia d’investimento è il punto di partenza: asset class, universo investibile, limiti di concentrazione, obiettivi di rischio-rendimento e liquidità. Occorre delineare il target di clientela (retail, professionale, controparti qualificate), la politica di pricing, le classi di quote e il meccanismo di sottoscrizioni-rimborsi. La governance richiede un consiglio con competenze adeguate, funzioni di controllo indipendenti (risk management, compliance, internal audit) e processi per la gestione dei conflitti di interesse, come previsto dalla normativa di settore e dalla regolamentazione di Banca d’Italia.

Documenti chiave

  • Prospetto e Regolamento/Statuto: strategia, rischi, costi, politiche di liquidità e valutazione.
  • KID PRIIPs per prodotti destinati al retail (Regolamento 1286/2014), con indicatori di rischio, scenari e costi sintetici.
  • Politiche e procedure: gestione del rischio, deleghe, best execution, remunerazioni, continuità operativa, valutazioni.
  • Informativa ESG ai sensi del Regolamento SFDR 2019/2088, se pertinente alla strategia.

Partner obbligatori

  • Banca depositaria: custodia degli attivi, controllo di legittimità su flussi e limiti di investimento.
  • Amministratore e transfer agent: NAV, tenuta registri, sottoscrizioni e rimborsi.
  • Revisore: verifica dei bilanci e dei processi di valutazione.
  • Distributori: rete bancaria o piattaforme, nel rispetto degli obblighi MiFID II (Direttiva 2014/65/UE) su target market e product governance.

Iter autorizzativo in Italia

L’iter parte con l’individuazione della forma giuridica – fondo gestito da SGR, SICAV o SICAF – e prosegue con una fase di confronto preliminare con le Autorità, utile per calibrare documentazione e tempistiche. La domanda formale prevede invio di statuto/regolamento, prospetto, piano industriale, organigramma, politiche di controllo e accordi con depositario e fornitori. I tempi possono variare in funzione di complessità della strategia e completezza dell’istanza, con esiti che arrivano tipicamente dopo diversi mesi dall’avvio del processo.

Requisiti patrimoniali e organizzativi

La normativa europea prevede capitali minimi per le società di gestione: 125.000 euro per management company UCITS e AIFM esterni, 300.000 euro per AIFM interni, cui si aggiungono requisiti addizionali legati agli attivi in gestione, come da UCITS e AIFMD. In Italia le SGR sono soggette a requisiti prudenziali fissati da Banca d’Italia, con presidi su adeguatezza patrimoniale, indipendenza delle funzioni di controllo e idoneità degli esponenti aziendali. Per i prodotti destinati al retail, le regole su liquidità, diversificazione e stress test sono particolarmente stringenti.

Aspetti fiscali e costi

Il regime fiscale incide sulla struttura. In Italia, la tassazione per gli investitori su proventi dei fondi armonizzati è generalmente pari al 26%, con aliquota agevolata al 12,5% per i proventi da titoli di Stato e equiparati detenuti in portafoglio secondo la normativa vigente. I servizi di gestione di fondi sono esenti IVA in linea con l’ordinamento UE e l’interpretazione domestica. Valutazioni specifiche vanno condotte su ritenute alla fonte, doppie imposizioni e trattamento dei non residenti con supporto di consulenza fiscale specializzata.

I costi di set-up e gestione ricorrente includono constituzione e autorizzazione, accordi con depositario e amministratore, revisione, consulenza legale e fiscale, assicurazioni, infrastruttura IT, compliance e reporting. Gli oneri variano secondo giurisdizione, strategia e dimensione iniziale; una pianificazione realistica del break-even è essenziale per la sostenibilità del progetto, come indicato dalle linee guida di mercato di EFAMA ed ESMA sul contenimento dei costi e sulla value for money.

Gestione operativa e compliance continua

Dopo il lancio entrano in gioco processi quotidiani: calcolo del NAV, monitoraggio dei limiti, best execution, gestione dei rischi di mercato, credito e liquidità, e valutazioni indipendenti per asset illiquidi. Obbligatori i report periodici agli investitori e alle Autorità, le informative SFDR dove rilevanti e l’aggiornamento tempestivo del KID. La distribuzione richiede verifica di target market e adeguatezza, con controlli sulla rete di vendita, retrocessioni e potenziali conflitti di interesse, in coerenza con MiFID II e con la vigilanza di CONSOB.

Prossimi passi e checklist operativa

Una roadmap lineare riduce rischi e tempi. Le fasi chiave normalmente includono:

  • Definire strategia, target di investitori e giurisdizione.
  • Selezionare struttura legale – UCITS o AIF – valutando requisiti e canali distributivi.
  • Costituire o ingaggiare il gestore e nominare depositario, amministratore e revisore.
  • Redigere prospetto, regolamento/statuto, KID e politiche di rischio e compliance.
  • Presentare l’istanza alle Autorità competenti e rispondere alle richieste istruttorie.
  • Pianificare aspetti fiscali, fee structure e governance delle retrocessioni.
  • Organizzare la distribuzione con presidi MiFID II e informativa SFDR coerente.
  • Avviare le operazioni con controlli su NAV, limiti d’investimento e reporting.

Le norme di riferimento – UCITS, AIFMD, PRIIPs, SFDR, MiFID II – e le disposizioni di Banca d’Italia e CONSOB costituiscono il perimetro entro cui muoversi. Un confronto preliminare con depositari, amministratori e consulenti legali consente di dimensionare requisiti, tempi e costi, migliorando la probabilità di un lancio efficiente e conforme.

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Scritto da: Luca Spinelli

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Fondatore di consulente-finanziario.org, Luca Spinelli è un consulente finanziario indipendente di Milano iscritto all'Albo OCF nonché investitore professionale. Specializzato in consulenza indipendente e gestione di portafoglio, promuove un'educazione finanziaria chiara e trasparente per aiutare le persone a prendere decisioni informate. Nel 2025 ha pubblicato un eBook dedicato alla consulenza finanziaria indipendente (ISBN 9791224027447).

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